Al Vittorio Emanuele: Carmela e Paolino varietà sopraffino

Carmela-e-Paolino

E’ il 1944: una guerra impietosa continua ad imperversare dappertutto, anche in uno sperduto paese dell’entroterra abruzzese. Carmela e Paolino, oscuri attori di varietà, decidono di alleggerire la drammatica atmosfera del periodo con il solo modo che conoscono: la risata e l’intrattenimento. E’ questo l’inizio di “Carmela e Paolino varietà sopraffino”, adattamento italiano di un testo dello spagnolo Josè Sanchis Sinisterre, per la regia e traduzione di Angelo Savelli, in scena al Vittorio Emanuele da 12 al 14 Febbraio.

Una scenografia scarna (di Tobia Ercolino), che infonde da subito una malinconia profonda, apre la pièce: siamo nell’interno di un teatro spoglio, solo poche sedie di legno, uno specchio, qualche mobile coperto da drappi polverosi. E’ qui che Carmela (una frizzante Edy Angelillo) e Paolino (il trascinante Gennaro Cannavacciuolo) cercano di dimenticare e far dimenticare la tragedia che li coinvolge. I due vengono però catturati dai tedeschi e costretti ad esibirsi per loro e per un gruppo di prigionieri, e improvvisano uno spettacolo di varietà che risulta un affettuoso e divertente omaggio al rutilante mondo dell’avanspettacolo  italiano e ai suoi artisti, da Nino Taranto a Totò, passando per Macario e Rascel, ma che nasconde qualcosa di molto più profondo: una spietata condanna nei confronti di una guerra che calpesta ogni dignità.

Al di fuori del palcoscenico i due però affrontano diversamente la tragedia che li circonda: Paolino è pavido, timoroso, insicuro, mentre Carmela, al contrario, è fiera e combattiva. Due facce della stessa medaglia in questo spettacolo tragicomico di grande impatto e dal triste finale di morte e violenza, che però lascia aperta una speranza che è anche un monito: che il ricordo, la memoria, si mantengano vivi, che i sacrifici non vadano perduti, che gli orrori non si ripetano.

Bravissimi e instancabili gli interpreti che si calano perfettamente e disinvoltamente nelle vesti dei personaggi e danno vita ad uno spettacolo godibilissimo e molto apprezzato dagli spettatori, calzando una  maschera di spensieratezza e cantando e ballando con agilità e allegria, capaci di divertire e al tempo stesso di commuovere e spingere alla riflessione.

Gi Zeta

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