All’ApolloSpazioArte si parla anche di teatro!

15622504_224848894626524_7443251074900552980_n-1

Il 22 Dicembre, nella Sala Monsignor Fasola di Messina(collegata al cinema Apollo) si terrà l’incontro con Angelo Campolo ed i ragazzi del gruppo Daf – Teatro dell’Esatta Fantasia.

Evento ideato in collaborazione con l’Assessore alle Politiche Sociali, Nina Santisi, e con l’Associazione Daf

Un dibattito, un reading, dei momenti musicali dal vivo, per ripercorrere e raccontare il lavoro svolto nei laboratori e negli spettacoli con i giovani migranti dei centri di accoglienza di Messina, ma anche per riflettere sull’ambivalenza del concetto di “straniero” nel mondo occidentale. Attualmente impegnati con Caritas e con il centro d’accoglienza “Divino Zelo” di Faro Superiore, gli attori della compagnia conducono un interessante percorso di ricerca teatrale intorno al cibo, visto come elemento identitario in grado di raccontare le proprie origini e la propria cultura. “Se il teatro si accosta a questi argomenti in modo pietistico, o tentando di sostituirsi alla cronaca – dichiara Angelo Campolo – io credo che non faccia un buon servizio né al pubblico né, in questo caso, ai protagonisti del racconto stesso che spesso hanno una visione assai lontana dalla nostra. Quando invece il teatro innesca un cortocircuito virtuoso grazie al quale sulla scena si incontrano persone che non la pensano allo stesso modo, non hanno gli stessi gusti, le stesse idee, in questo “rischio” c’è la possibilità di mettere in moto una contaminazione estremamente viva e interessante”. E proprio per entrare nel “cortocircuito virtuoso”, oltre ai ragazzi stranieri con cui il gruppo Daf ha lavorato e sta lavorando, saranno presenti altri giovani al momento ospiti delle strutture di accoglienza del Comune di Messina, con la loro voglia di confrontarsi, di comunicare, di integrarsi. All’incontro parteciperanno anche dei giovani liceali messinesi che hanno frequentato un anno scolastico in un paese straniero. Anche loro racconteranno come hanno vissuto la loro esperienza di “stranieri” in un tessuto sociale e culturale diverso dal proprio e come l’arte si sia rivelata una felice forma di aggregazione e integrazione.

0 Commenti

Scrivi un Commento