Andrea Marcolongo e la genialità del greco antico

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Nel mondo contemporaneo, dominato dalla ricerca del profitto e dalla velocità dell’informazione, lo studio dei classici e delle cosiddette lingue morte, può apparire anacronistico e inutile. Si pensa che soprattutto i giovani, i nativi digitali, dovrebbero investire in nuovi campi di studi, più spendibili nel difficile mercato del lavoro. Il greco, poi, ha la nomea di lingua ostica per eccellenza, con i suoi caratteri diversi, le declinazioni e i paradigmi da imparare. Inoltre per i ragazzi di oggi, confusi dall’abbondanza dell’offerta formativa in un mercato degli insegnamenti in cui ogni scuola è diventata un’azienda e gli studenti sono considerati clienti, il rischio è che si generi confusione e le materie vengano svuotate dei loro contenuti.

L’annoso dibattito sull’utilità degli studi classici è tornato in voga oggi più che mai, proprio mentre la comunicazione subisce un impoverimento notevole a causa della sostituzione delle parole con le emoticon, novelli pittogrammi dall’ambiguo significato. A porre l’attenzione su questo tema è Andrea Marcolongo, giovane grecista livornese, autrice de “La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco” (Laterza). Lo scorso 18 gennaio, alla libreria “La Gilda dei narratori”, l’autrice in compagnia della giornalista Anna Mallamo, ha presentato il suo saggio sul greco antico e spiegato le ragioni per le quali lo studio dei classici e del greco, nello specifico, rappresenta oggi una scelta rivoluzionaria. Travolta da un inaspettato successo, Andrea ha raccontato con felice stupore del suo incontro con numerosi studenti che hanno manifestato interesse ed entusiasmo nei confronti di una lingua considerata ormai morta.

Con gli occhi luccicanti, l’autrice ha parlato a un folto gruppo di lettori del suo innamoramento per la lingua greca, un amore lungo tutta una vita: “Tornavo sempre al greco quando non riuscivo a decifrare il presente”, ha raccontato. Il libro esplora, in maniera ironica e curiosa, la meraviglia delle parole e la bellezza di questo antico idioma. Nel saggio la Marcolongo si sofferma sull’aspetto didattico del greco, perché stujjjdiare una lingua significa immergersi in una visione particolare del mondo, propria di quella determinata civiltà che la utilizza. Vuol dire dedicare tempo e fatica, e questo significa pensare, leggere e iniziare una ricerca senza fine, per questo afferma con convinzione: “Studiare il greco è una scelta politica perché s’impara a pensare.”
Come spiega Andrea Marcolongo, il greco ha sì, una funzione strumentale: ci permette l’accesso ad una civiltà che è stata culla del pensiero occidentale e di riappropriarci di un’identità che marca il nostro territorio in modo indelebile. Tuttavia, può essere considerata a tutti gli effetti una lingua geniale perché fornisce gli strumenti per conoscere se stessi e i propri sentimenti; per pensare al rapporto con il trascendente e con il resto del mondo. La peculiarità del greco risiede nella sua libertà di espressione, basti pensare al numero di parole esistenti per esprimere un determinato concetto, ognuno con una sfumatura di significato diversa; ai numeri delle parole che erano tre, singolare, plurale e duale – due per gli occhi, due per gli amanti; e all’esistenza dell’ottativo, un modo verbale che considera l’importanza della volontà dell’uomo nella realizzazione delle possibilità.

Da tempo ormai si combatte una battaglia per rendere gli studi classici più accessibili ai giovani e si auspica l’attuazione di nuove politiche atte ad avvicinare sempre più persone a questo mondo fatto di cultura e bellezza. Se come si dice “La bellezza salverà il mondo”, occorrerà dotare le nuove generazioni degli strumenti adatti per combattere le brutture del nostro tempo, magari passando attraverso la catarsi dell’animo e l’acquisizione di una maggiore consapevolezza.

 

Stefania Arinisi

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