Antipatia: limite o risorsa?

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Non è raro, quando conosciamo una persona nuova, all’interno di un gruppo di lavoro o fra i nostri stessi amici, trovare una persona per cui proviamo una più o meno profonda antipatia. Per definizione l’anti-patia è l’opposto della sim-patia e si riferisce al provare una forma più o meno intensa di avversione verso cose o persone.

Come abbiamo precedentemente affermato, la nostra mente agisce secondo un principio di economia delle informazioni. Così, specialmente nel caso in cui conosciamo una persona nuova, il nostro cervello opera inconsapevolmente, per associazioni e previsioni, che hanno lo scopo di formulare un giudizio il più velocemente possibile. I pregiudizi infatti, secondo le teorie di psicologia sociale, servono proprio a darci una valutazione rapida dell’altro per orientare il nostro comportamento nei suoi confronti con l’obiettivo di allontanare l’incertezza dell’ignoto.

Si comprende dunque facilmente come basti una caratteristica comune ad una persona con cui abbiamo vissuto un’esperienza spiacevole in passato che per induzione o deduzione (processi cognitivi che vanno dal particolare al generale e viceversa, ndr) proviamo già antipatia al primo contatto. Certamente, col passare del tempo, si raccoglieranno altre informazioni che possono confermare o disconfermare il nostro primo giudizio. Ma la possibilità di cambiare idea naturalmente è inversamente proporzionale alla flessibilità mentale: tanto più si è cognitivamente rigidi, tanto più ci si adopera nel raccogliere conferme alla propria idea.

Un’altra affascinante spiegazione del sentimento di antipatia riguarda invece, il rapporto con noi stessi e le parti del sé. Quando infatti l’antipatia è irrazionale e vivida, secondo Jung, potenzialmente abbiamo di fronte a noi qualcuno che, con le sue caratteristiche, comportamenti e atteggiamenti, mette in scena davanti ai nostri occhi delle parti di noi, rinnegate nell’Ombra. L’antipatia sarebbe dunque il frutto della proiezione sull’altro di aspetti rinnegati di noi stessi. Il processo di individuazione e realizzazione del sé vuole invece che l’Ombra venga integrata nella persona attraverso la consapevolezza dei propri aspetti negativi, che, se allontanati, possono condizionare l’individuo e farlo agire in modo incongruo.

Ancora, questo sentimento apparente potrebbe essere il frutto di un meccanismo di difesa, noto come formazione reattiva, messo in atto dall’Io a difesa di fantasie considerate inaccettabili e quindi ansiogene. Non è raro che le relazioni amorose siano precedute da un’intensa antipatia, che celava invece una forte attrazione sessuale. Oppure potrebbe essere la punta visibile dell’Invidia, meccanismo secondo il quale si prova antipatia perchè si risconteranno nell’altro caratteristiche che si vorrebbero possedere.

L’analisi dell’antipatia consente dunque di comprendere i propri meccanismi psicologici, rielaborare esperienze relazionali passate, aumentare la nostra flessibilità cognitiva e riconoscere aspetti della propria Ombra. A quanto pare, si impara di più da chi più ci sta antipatico.

Amelia Rizzo

Amelia Rizzo

Amelia Rizzo, classe 1986. Si laurea in Scienze Cognitive e Psicologia presso l'Università degli Studi di Messina. Collezionista di titoli, a causa della sua passione per la Ricerca viene condannata a tre anni di Dottorato, ma pare ne abbia già scontato la metà. Chiamata a curare la rubrica di #psycologia, non ha potuto rifiutare questa insolita richiesta d'aiuto.
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