Cu ti lu dissi, chi t’aiu lassari…

nevica

Anche la neve può essere diversa. La diversità la si osserva a seconda  da dove si posa; su una vetta, su una pianura, su una strada, su delle rotaie… Ma quando la distesa avviene su una spiaggia, l’effetto è impareggiabile. Se poi quella cornice è lo Stretto di Messina, si può affermare quanto la natura sia oggettivamente immensa.

Forse è vero che  si percepisce la mancanza di qualcuno quando non c’è più, ma in realtà, mi rendo conto, che una città come Messina, piena di difetti, immondizia, strade dissestate e senza alcuna opportunità di lavoro, manca. Nei colori, nei profumi, nei rumori, nel suo essere perfettamente imperfetta. Manca perfino nell’irrompente curiosità che caratterizza chi ci vive. Quello che può essere percepito come un abuso, una violenza del privato, un “cuttigghio”, ad occhi nuovi invece può sembrare interesse.

Rosa Balestri (cantante e cantastorie siciliana, ndr), in una delle sue più apprezzate canzoni diceva “cu ti lu dissi, chi t’aiu lassari, megghiu la morti e non chistu duluri” e quando la scrisse la dedicò al suo amore. Quando si ama qualcuno, lo si fa a 360°. Inizialmente si esaltano i pregi, quello che ci colpisce e mette in evidenza la persona rispetto a tutto ciò che ci circonda. Successivamente subentra la fase del “dopo i cunfetti si scummogghiunu i difetti”, che si traduce nel fatto che la quotidianità mette a nudo chi abbiamo davanti.  Ed è li che capiamo se è amore, tutto ciò che trasforma degli oggettivi difetti in particolarità, che rendono unica e speciale la persona. Ma verso chi si può provare amore? Per  qualcuno, ovvio. Per una moglie, un figlio, per un animale. Ma si può amare un luogo?

Si. E l’amore sarà tanto più forte, quanto il sentimento che si è provato, è contrastante. Quanti di noi hanno odiato Messina? L’odio è un sentimento. Amore e odio non sono indifferenza. All’ indifferenza non c’è continuità. Nei sentimenti si.  Ed è per questo che, da prospettive diverse, la nostra città può essere vista non più come un punto di partenza ma bensì di attracco. Arrivare per restare.

Adriano Oteri

Messinese, classe 1985. Perito industriale, con qualche difficoltà nel riconoscere la differenza tra un cacciavite a stella e uno italiano. Nel percorso universitario decide di seguire le sue passioni, laureandosi in Scienze Politiche. Poliedrico ed estroverso, coltiva sin da bambino una passione smodata per la musica e il canto. In campo lavorativo ha ricoperto diversi ruoli, nel ramo amministrativo e legale, in società private e nel settore della Pubblica Amministrazione. Ad oggi si occupa di selezione del personale e vive fuori Messina. Fermo sostenitore dello Stato di Diritto, per Scirokko scriverà nella rubrica #ilGiuda dedicata ad inchieste, temi sociali e attualità.
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