David Bowie, il mito

Poliedrico, eclettico, trasformista e innovatore. Definire David Bowie una rockstar è assolutamente riduttivo, a causa dell’enorme impatto che ha avuto non solo nel mondo del rock di cui è stato interprete dagli anni ’70 ad oggi, ma anche per l’impegno sociale e i ruoli cinematografici, che lo hanno visto protagonista di un genere musicale inteso nella sua accezione più ampia di Pop Culture. Per definirlo si è usato spesso l’aggettivo “camaleontico”, sottolineando la sua innata capacità di cambiare “manto” a seconda dell’ambiente circostante per comunicare il suo modo d’essere, proprio come ama fare il camaleonte. Questo spiega il perché del suo rapporto indissolubile con la moda – legato alle apparizioni sul palco, in pubblico e non – che Bowie manifesta sin dai tempi della Bromley School e che ha un ruolo centrale nella definizione di un personaggio che diventerà simbolo di diverse generazioni. La moda diventa un mezzo per esprimersi appieno e che gli consente di dar voce ai suoi alter ego, strampalati e provocatori al limite dell’assurdo. Dopo l’album di transizione «The Man who sold the World», Bowie si inventa il glam, una rivisitazione rock del dandyismo di Wilde in cui l’apparire diventa una componente imprescindibile dell’essere. Sono gli anni della trasformazione in Ziggy Stardust, l’alieno de L’uomo che cadde sulla Terra sulle note di Life on Mars?, caratterizzato da uno stile spettacolare, punk e dalla sessualità ambigua, curato dal visionario Kansai Yamamoto. Ispira intere collezioni dei primi 2000, come quelle di Jean Paul Gaultier e Givenchy nel loro ritorno agli sfavillanti ’70 ed è fonte d’ispirazione per le copertine di Vogue UK e Germany con la top-model Kate Moss e l’androgina Tilda Swinton. Proprio quella sua “sessualità fluida”, caratterizzata dalla scelta di tagli vestibili da entrambi i sessi, è stata il suo marchio per tutta la seconda metà di quel decennio, anticipando di oltre quarant’anni le tendenze delle passerelle odierne, che si riassumono nell’altro grande personaggio interpretato da Bowie, Il Duca Bianco. Gli anni Ottanta hanno visto un importante “cambio di manto” che lo hanno fatto approdare a scelte più classiche, preferendo a volte uno stile New Romantic (condizionato anche dalla sua partecipazione al film Labyrinth) altre da un look sobrio ed elegante all’American Gigolò, fino ad arrivare alla svolta elettronica il cui simbolo è quel capolavoro visivo del trench a tema bandiera del Regno Unito degli anni ’90.
Nel 2013, Louis Vuitton lo sceglie come volto principale della sua campagna pubblicitaria e Bowie dimostra – ancora una volta – di dettare legge in campo di moda maschile con un look pulito e ricercato: alla scelta dei pantaloni a gamba larga si accompagnano camicie stampate e blazer morbidi allacciati come kimono e foulard al posto della classica cravatta. Il suo guardaroba è stato oggetto di una sorta di culto e moltissime sono le esposizioni a lui dedicate, non ultima quella che si tiene attualmente in Olanda al Groninger Museum, tappa finale di quella partita tre anni fa dal Victoria & Albert Museum di Londra.
Insomma un uomo che ha fatto la storia, non solo della musica.

Testo a cura di Marcantonio Marchese

Tanja Bongiorno

Tanja Bongiorno

Tanja Bongiorno. Classe ‘85. Divisa tra l’amore per la sua terra e la nostalgia per Milano, città in cui ha completato gli studi universitari e conseguito la laurea in architettura. E’ per sua natura attratta da tutto ciò che ha a che fare con la bellezza, sia essa arte, paesaggio, disegno o scrittura. Non ha ancora deciso cosa farà da grande, sempre incerta se restare o partire, se cominciare o continuare. Da ragazzina voleva diventare stilista, oggi su scirokko.it si occupa di raccontare attraverso la grafica, il colore e le immagini l’universo parallelo della moda, perennemente in bilico tra eccesso e rigore, innovazione e tradizione.
0 Commenti

Scrivi un Commento