#E-mozioni: dal disgusto sensoriale al disgusto morale

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L’emozione del disgusto è forse quella che contiene la maggior quota di ambivalenza. Rispetto alle altre è una delle meno frequenti, ma è anche molto particolare, per la sua espressione facciale caratteristica – veramente difficile da dissimulare – e poiché tende a farci allontanare dall’oggetto disgustoso. Si prova nausea, un incremento della risposta psico-galvanica, bradicardia e una sensazione di repulsione.

Ci sono diverse ragioni per considerare qualcosa disgustosa. Una è di natura sensoriale ad esempio l’odore, il colore o la consistenza di un cibo con la funzione di allontanare l’uomo da cibi avariati e potenzialmente pericolosi. L’altra, più interessante, è di tipo ideativo, per cui si prova disgusto nel bere un bicchiere di succo d’arancia da cui viene estratta una mosca, nonostante non cambierà sapore a causa della mosca, ma per l’idea che suscita.

Il disgusto sensoriale ha un’interessante caratteristica. Solitamente non siamo disgustati dai nostri stessi liquidi, a meno che non superino il nostro confine corporeo. Pensate al vomito, questo disgusta quando lo vediamo fuori da noi o quando è di un altro? E così per la saliva, l’urina, le feci, il sangue, il liquido seminale.

Eppure gli amanti non provano disgusto per le secrezioni, né i genitori per i prodotti corporei dei propri neonati. Come è possibile? Le relazioni sentimentali e di attaccamento, con una certa evidenza, comportano un decadimento o una distruzione dei confini corporei (Mancini & Gragnani, 2003), per cui perdiamo l’emozione di disgusto nei confronti di una persona che consideriamo così intima da essere parte di noi.

Il disgusto ideativo, invece, è quanto ci sia di più vicino al disgusto morale, che è la componente che manifesta maggiore ambivalenza. E’ quell’aspetto che spinge ad aprire video dal titolo “mega brufolo spremuto sulla pancia” o “spurgo pustola – vulcano in eruzione”. E’ disgustoso, ma da questo tipo di disgusto alcuni sono attratti ed in questo risiede l’ambivalenza: nel provare allo stesso tempo repulsione ed attrazione.

Ma analogamente a quanto uno possa essere disgustato da un cibo avariato, una carcassa di animale o una scena orripilante, Chapman e colleghi (ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Toronto, ndr) hanno dimostrato attraverso una elettromiografia (un esame che consente di controllare le contrazioni muscolari, ndr) che l’attivazione del muscolo labiale, quale indicatore del disgusto, si attiva anche in una condizione sperimentale di trattamento economico inequo.

Due persone devono spartirsi 10 euro. I soggetti ricevono delle offerte eque (5:5) e ineque (9:1). Ebbene chi riceveva una spartizione inequa mostrava esattamente le stesse espressioni del disgusto sensoriale. Ma il confine fra gusto e disgusto è molto sottile, così quello che per noi è disgustoso per altri può essere una vera leccornia. Così quello che ha ricevuto i 9€ probabilmente ha provato quello che si intende con il termine tedesco intraducibile di “Schadenfreude” ovvero il piacere che si prova dalle sfortune degli altri (immagine in copertina di Marija Tiurina).

E vengono in mente tutti i trentenni trattati inequamente dal punto di vista economico, che spero non perdano mai il senso del disgusto.

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Amelia Rizzo

Amelia Rizzo

Amelia Rizzo, classe 1986. Si laurea in Scienze Cognitive e Psicologia presso l'Università degli Studi di Messina. Collezionista di titoli, a causa della sua passione per la Ricerca viene condannata a tre anni di Dottorato, ma pare ne abbia già scontato la metà. Chiamata a curare la rubrica di #psycologia, non ha potuto rifiutare questa insolita richiesta d'aiuto.
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