E scava e picchia. E scava…

È stato pubblicato il decreto del ministero dello Sviluppo Economico con cui viene data la prima concessione di coltivazione di idrocarburi, relativa al progetto “Offshore Ibleo” di Eni e Edison, al largo del Canale di Sicilia, per un’area di oltre 145 chilometri quadrati e per una durata di 20 anni. Lo sviluppo dei giacimenti di gas denominati “Argo” e “Cassiopea” , prevede la costruzione di ben otto pozzi – di cui due ‘esplorativi’ – una piattaforma e vari gasdotti, i cui lavori dovrebbero iniziare entro un anno. Il via a questa procedura è stato dato sotto la spinta di una normativa del decreto Sblocca Italia del 29 agosto 2014.
Il Governo Regionale ha riferito sul protocollo sancito con Assomineraria, tramite l’Assessore Lo Bello: “le piattaforme a mare e le trivelle in terra saranno costruite in Sicilia e tutto l’iter sarà seguito da un protocollo” e continua “questo è l’accordo che abbiamo raggiunto. Il 6 novembre abbiamo poi firmato un accordo con l’Eni sulla raffineria di Gela e abbiamo ottenuto che anche le piattaforme in mare dell’Eni paghino le tasse in Sicilia”.
Successivamente alla stipula del protocollo si sono sollevate le proteste degli ambientalisti, con in testa gli attivisti di Greenpeace, i quali hanno lanciato un allarme sui pericoli ambientali che potrebbero influire anche su altri settori strategici dal punto di vista economico dell’isola: la pesca e il turismo. Fautori della tesi che questo genere di politiche economico-ambientali abbia già prodotto diversi fallimenti in passato, hanno attuato una serie di rimostranze, occupando, in modo pacifico, qualche piattaforma petrolifera dell’Eni.
Molti, i volti noti che si sono espressi pro o contro l’inizio delle trivellazioni, tra questi in maniera inaspettata lo stesso Maurizio Landini, segretario generale della Fiom ha affermato: “Con i sistemi moderni di estrazione,(…) garantendo l’ambiente e ottenendo in cambio la certezza che la raffinazione avvenga poco distante dal luogo di estrazione (…), le attività di estrazione e lavorazione petrolifere si possano fare”. A discapito di questa tesi però dovrebbe essere evidenziato quanto in effetti rimane nel territorio, oltre l’eventuale danno ambientale. Di fatti le royalities (versamento di una somma di danaro da parte di chiunque effettui lo sfruttamento di detti beni per fini commerciali e/o di lucro) che le multinazionali erogano al nostro territorio, sono le più basse al mondo. Basti pensare a quanti rischi va incontro la salute della popolazione che si trova a vivere con accanto uno stabilimento di estrazione o di raffinazione del materiale grezzo. Ricordate l’incendio sviluppatosi alla raffineria di Milazzo a fine Settembre? Oltre al danno ambientale pensate a come si è ridotta in quei giorni la vivibilità del territorio, con ripercussioni sulla quotidianità degli abitanti.
Altra riflessione doverosa da affrontare, è inerente al prezzo dei carburanti. Perché se il nostro territorio conta un numero spropositato di raffinerie o stabilimenti di estrazione, non vi è alcun vantaggio per il consumatore in termini economici, per l’acquisto del prodotto estratto? Perché da noi il prezzo della benzina è spesso più alto delle restanti regioni italiane? Vero è che parliamo di settori strategici per l’economia nazionale, ma è altrettanto vero che i benefici dovrebbero essere divisi in modo equo, a favore di quella locale. Indipendentemente dall’indotto lavorativo che si crea intorno a queste cattedrali, dobbiamo chiederci se effettivamente in una Regione baciata dal sole 12 mesi l’anno ha senso puntare su questa tipologia di approvvigionamento energetico, oppure incentivare lo sfruttamento delle fonti rinnovabili. D’altronde la Sicilia non è considerata “ terra di suli, di mari e di ventu”?

Adriano Oteri

30/12/2014

Adriano Oteri

Messinese, classe 1985. Perito industriale, con qualche difficoltà nel riconoscere la differenza tra un cacciavite a stella e uno italiano. Nel percorso universitario decide di seguire le sue passioni, laureandosi in Scienze Politiche. Poliedrico ed estroverso, coltiva sin da bambino una passione smodata per la musica e il canto. In campo lavorativo ha ricoperto diversi ruoli, nel ramo amministrativo e legale, in società private e nel settore della Pubblica Amministrazione. Ad oggi si occupa di selezione del personale e vive fuori Messina. Fermo sostenitore dello Stato di Diritto, per Scirokko scriverà nella rubrica #ilGiuda dedicata ad inchieste, temi sociali e attualità.
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