Il capanno degli orrori: Ed Gein, il vero Leatherface

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Gli appassionati dello splatter ricorderanno con più o meno piacere Leatherface, il grosso omone in cravatta e motosega che tormenta i giovani e sfortunati protagonisti di Non aprite quella Porta. Gli amanti del Thriller psicologico invece ricorderanno meglio Buffalo Bill, conturbante killer a cui danno la caccia l’indimenticabile dottor Hannibal Lecter e la giovane Clarice ne Il Silenzio Degli Innocenti. Che siate fan del primo o del secondo genere vi incuriosirà sapere che entrambe le storie prendono spunto dalla vicenda reale di Ed Gein, assassino seriale statunitense. Edward Gein nasce a La Crosse (Wisconsin) nel 1906, secondo figlio di George ed Augusta e trascorre la giovinezza nella fattoria di famiglia. La madre, fanatica religiosa, cresce i figli in un isolamento quasi totale inculcando in loro una mentalità fortemente misogina ed anti-sessuale che influenzerà fortemente la vita sociale dei fratelli Gein soprattutto a scuola. Dopo la morte del fratello nell’incendio della fattoria, Ed si attaccherà in maniera morbosa alla madre che però morirà pochi anni dopo, evento che ne causerà il definitivo tracollo mentale. Indagato nel ’57 per la scomparsa di una giovane commessa verrà arrestato in seguito alla scoperta del suo “capanno degli orrori” dove, oltre al corpo della ragazza scomparsa (macellato alla stregua degli animali della fattoria dove era cresciuto), la polizia trova i segni di altri omicidi; torchiato negli interrogatori confessò solo 3 dei 6 delitti di cui fu sospettato oltre a raccontare di numerose visite al cimitero dove aveva dissotterrato, scuoiato e lavorato le ossa e le pelli dei cadaveri fino a fabbricarsi numerosi oggetti decorativi. In totale la macabra collezione rinvenuta contava: quattro nasi, varie ossa umane, alcuni teschi, dieci teste di donne come trofei nella camera da letto, tappezzeria per lampade e sedie in pelle umana, calotte craniche trasformate in ciotole, un cuore umano, due labbra umane che decoravano una finestra, un tamburo fatto di pelle umana, femori usati come gambe per un tavolo, una colonna vertebrale adibita a lampada; ma gli oggetti più iconici rimangono gli abiti femminili in pelle umana con cui Ed, nella sua follia, voleva trasformarsi nella defunta madre Augusta e le numerose maschere che hanno ispirato i personaggi che ancora tormentano i sogni dei fan dell’ horror.

A cura di: Marcantonio Marchese

Alessandro Longo

Alessandro Longo

Alessandro Longo, classe 1992. Laureando in Relazioni Internazionali e Politiche presso l’Università di Messina, è nato e cresciuto a Torre Faro. Scrive su scirokko.it per la rubrica “Giallo Vintage”, occupandosi della ricostruzione e della narrazione di vecchi casi che, per il loro impatto sociale, hanno interessato la cronaca nera non solo italiana, ma di tutto il mondo.
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