Era una casa molto carina, senza soffitto senza cucina…

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Di sereno è rimasto ben poco. Almeno da quanto si evince nella perizia effettuata lo scorso 7 novembre dai Nas a Casa Serena.  Inagibilità di alcuni locali, erogazione dell’acqua a intermittenza e alcune aree che versano in condizioni  pessime, interessate da manutenzione con cantieri aperti ma lontani da poterli definire a regime. Non sono solo le condizioni dello stabile a destare sgomento ma anche la riduzione del personale che inevitabilmente ha delle ripercussioni sul benessere degli ospiti della struttura.

E’ rinomato che le casse comunali tendano al rosso fisso, avendo un buco pari a 2 milioni e mezzo di euro. E, nonostante, la Giunta comunale di Messina aveva destinato parte degli introiti della Tasi (Tassa sui Servizi Indivisibili, nuova imposta comunale istituita dalla legge di stabilità 2014)  al ramo socio assistenziale,  nelle sedute successive vi è stato un dirottamento delle stesse in altri settori, pur sempre strategici ma non più importanti delle politiche sociali.

Nel 2013 per mettere in sicurezza i locali caldaia il Comune procedette assegnando l’appalto in trattativa privata con un costo a ribasso per un totale di 543 mila euro purché venissero attuati d’urgenza. Nonostante il carattere perentorio e gli interventi sollecitati su richiesta dei Vigili del Fuoco, i quali evidenziarono l’inidoneità dell’edificio a ospitare un numero di persone superiore alle 50 unità, oggi, gli impianti non sono stati  ultimati  (comprese le scale antincendio esterne e la messa in sicurezza di alcuni settori dell’edificio) e gli ospiti di casa Serena dovrebbero essere dislocati nei piani bassi della struttura. Parliamo di persone anziane, alcune con problemi di deambulazione e costrette all’utilizzo di mezzi di supporto. Per cui, in caso di incendio o di qualsiasi situazione di pericolo, l’eventuale sgombero sicuramente richiederebbe una tempistica maggiore.

Oltre alla messa in sicurezza, il taglio del personale che ha visto rimodulare le ore di lavoro da un impegno h24 a un contratto giornaliero; motivo per il quale, la notte Casa Serena è, secondo le preoccupate osservazioni dei residenti e delle famiglie, carente di un servizio di assistenza notturno che preveda la presenza di persone ausiliari ma non di un infermiere. Ma perché visto che agli ospiti viene decurtato il 60% della propria pensione e, nonostante questi introiti, pare che nel corso degli anni il bilancio economico sia stato sempre più negativo?

Mi sono recato personalmente a Casa Serena per dare un’occhiata e chiacchierando con gli ospiti e con il personale, indipendentemente dagli sforzi che l’Amministrazione sta affrontando per evitare la chiusura del plesso, non si capisce perché oltre a destinare dei fondi una tantum, non vengano modificate le “regole del gioco”. Inserire dei maggiori controlli da parte di funzionari pubblici, richiesta espressa tra l’altro anche da alcuni addetti della struttura, e soprattutto attuare una maggiore sinergia tra Associazioni, Sindacati e Amministrazione.

Tra gli ospiti della struttura una signora attira la mia attenzione. Una donna che potrebbe essere la nonna di tutti. Vigile e fiera dei suoi 104 anni (!!!), che guardandomi fisso negli occhi mi dice: “tu mi vuoi bene, si vede da come mi guardi. Anche io ti voglio bene”.  Mi racconta la sua vita, centoquattro anni non passano in un giorno, e con gli occhi lucidi mi spiega che le manca il suo letto, la sua cucina, il suo bagno. Certo, abituarsi a vivere in un altro luogo non è facile, ma farlo con precarietà non migliora certamente la situazione psicologica. Fino a qualche giorno fa si paventava il rischio di una chiusura imminente, ad’oggi pare, siano state trovate le risorse che possano garantire il “normale” esercizio fino al 31 dicembre. E poi..?

Adriano Oteri

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