Femminicidio: ogni due giorni, una donna viene uccisa

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Sono passati quasi settant’anni dalla Costituzione italiana e dalla proclamazione dell’uguaglianza tra uomo e donna, sancita dall’art. 3 della Costituzione, che così recita al primo comma : «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

Eppure la realtà è molto diversa da questa formula che, per quanto tecnicamente perfetta, non tiene conto degli stereotipi sessuali e di genere che, ancora oggi – e in maniera del tutto arbitraria – si basano su una convinzione di fondo: essendo biologicamente diversi, uomini e donne ricoprono ruoli differenti, con una chiara ed evidente supremazia maschile.

Lo stereotipo porta con sé una serie di aspettative che, essendo stigmatizzanti e contribuendo a produrre etichettamenti, non fanno che generare discriminazioni. Più che combattere queste ultime, dunque, bisognerebbe cominciare a lavorare sullo sradicamento dello stereotipo, che essendo generale, non tiene mai conto delle differenze e delle sfaccettature e danneggia inesorabilmente la parte ritenuta più “debole”.

La violenza sulle donne non è che la concretizzazione di una discriminazione strutturata, in una società che percepisce la donna come rispondente ad esigenze e ad aspettative che non tengono conto della sua natura, bensì del suo sesso.

Per far sì che la violenza sulle donne non abbia una mera valenza mediatica – come negli ultimi anni il fenomeno sta assumendo in maniera incontenibile – analizzare questa fattispecie da un punto di vista socio-criminologico diventa necessario.
Il femminicidio è un crimine consumato ai danni di una donna, in cui il movente si rintraccia nel genere femminile della vittima, acquisendo una matrice sessista e misogina.
Questo termine è stato coniato dalla criminologa Diana Russell, agli inizi degli anni ’90, per indicare tutte quelle forme di violenza perpetrate ai danni delle donne, per il solo fatto di essere donne. Uccise dai loro compagni, dai mariti, dai propri padri, dai figli, più della metà di queste (secondo gli studiosi) hanno incontrato la morte dopo aver segnalato o denunciato le violenze subite.

La violenza sulle donne non esclude nessuno e si esplica secondo modalità diverse, di cui l’omicidio è soltanto il punto di non ritorno; si tratta di pratiche distruttive, volte a cancellare la donna da un punto di vista psicologico, simbolico, economico, istituzionale per giungere, infine, a quello fisico.
Contrariamente a quanto si è portati a pensare, atti così efferati non sono commessi quasi mai ad opera di sconosciuti, bensì per mano di mariti, compagni, fidanzati e conviventi; da coloro insomma che la donna dovrebbero proteggerla, non distruggerla.

Nel dicembre 2012 l’Eures, in collaborazione con l’Ansa, ha pubblicato un’indagine sul fenomeno del femminicidio che ha passato in rassegna gli omicidi commessi tra il 2000 e il 2011, per rilevare che dal 2009 si è registrato un forte incremento di “morti rosa”, che ha raggiunto l’apice – secondo l’ultima indagine Eures – nel 2013, anno particolarmente nero, avendo registrato 179 decessi. E così l’Eures ha lanciato un nuovo allarme: il forte aumento dei matricidi, compiuti anche a seguito del perdurare della crisi e legati a convivenze forzate dovute a ragioni di necessità economica (23 madri uccise nel 2013).

Per oltre dieci anni, i casi di femminicidio riguardavano in percentuale altissima le regioni del Nord Italia, che nel 2013 hanno contato 60 casi di omicidi di genere; ma è proprio in questo anno particolarmente nero che il Sud Italia ha visto una crescita del 27%, andando a contare 75 casi. È proprio in questo periodo che si è parlato di una donna uccisa ogni due giorni.
Visto il dilagare sempre più preoccupante del fenomeno, l’11 Maggio 2011 il Consiglio d’Europa ha varato la Convenzione di Istanbul, che si impegna sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e sull’impedimento dell’impunità dei colpevoli, firmata dall’Italia nel 2013. Si tratta di un notevole passo avanti, impreziosito dal costante intervento svolto dai Centri antiviolenza, che offrono ascolto, ospitalità e assistenza alle donne vittime di violenza, svolgendo parallelamente una funzione di sensibilizzazione sulla tematica del femminicidio e della violenza di genere, che si intensifica in occasione del 25 Novembre (Giornata mondiale contro la violenza alle donne) e dell’8 Marzo (Giornata internazionale della donna).

Qui di seguito, l’elenco di alcune iniziative:

www.vanityfair.it – vestito bianco e oro blu e nero campagna violenza donne

www.unionesarda.it – scarpe rosse contro il femminicidio

Resapubblica.it – festa della donna un giorno e basta

 

 

Sonia Bucolo

Sonia Bucolo

Criminologa ed Esperta al Tribunale di Sorveglianza di Messina, si laurea in Scienze Politiche e si specializza in Criminologia. Oggi prosegue i suoi studi in Psicologia, coniugando studio e lavoro. Studiosa del fenomeno criminoso e dei fenomeni carcerari, nella loro complessità, cura la rubrica di Criminologia di scirokko.it, occupandosi dell'analisi e della divulgazione delle fattispecie criminologiche.
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