Helen Brown: la musica nel cuore

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Così a guadarla, col suo viso d’angelo e i lunghi capelli biondi, tutto ti aspetteresti tranne che i suoi dj set infiammano i locali d’Italia e d’Europa. Helen Brown sta conquistando un ruolo sempre più di primo piano nel panorama internazionale dell’house music con l’entusiasmo di chi la musica la vive sulla propria pelle. Quando la incontriamo, poco prima di uno dei suoi Deejay set, Helen è pronta per la sua consolle.

Cosa provi nell’esatto momento in cui cominci?

“Ogni volta che metto il primo disco è come se stessi iniziando per la prima volta. E’ davvero un’emozione molto forte dettata, secondo me, dall’amore che provo per la musica che mi consente di divertirmi insieme a qualunque tipo di pubblico. Spero sempre che questa mia sensazione si riesca a trasmettere perché, nonostante a volte venga rapita dai pezzi che sto passando, ho davvero una passione genuina per questo mondo”.

Qual è il regalo più grande che ti ha fatto la musica?hb2

“Sicuramente mi ha fatto crescere. Non solo da un punto di vista professionale, ma anche a livello personale. D’altronde, determinate tracce o determinati dischi caratterizzano le fasi della nostra vita e così è stato anche per me. Inoltre, la musica mi ha dato anche la forza di emergere in un settore dove, prima, c’era molta diffidenza nei confronti delle donne e delle loro innumerevoli capacità”.

Nell’ambito del dj setting, quali differenze pensi ci siano tra il passato ed il presente?

Musicalmente, vent’anni fa c’era la cultura dell’underground, genere musicale che io seguivo. Sia le produzioni musicali che la figura del disc jockey, poi, erano maggiormente sentite. Viste, quasi, con timore referenziale. D’altronde si utilizzavano ancora i dischi in vinile, quindi era più difficile approcciarsi a questo mestiere. Adesso, invece, con gli mp3 e con il download illegale tutto ha perso un po’ di purezza, e anche la figura del DJ è stata via via screditata.

Visto tutto il tuo percorso musicale, credi di poterti definire “completa”?

“Io penso che ci siano delle cose che ancora mi mancano. Per natura, sono una persona sempre alla ricerca di qualcosa in più, sia a livello tecnico che sperimentale, e proprio per questo sento di non aver concluso il mio percorso di costante scoperta. So già, però, che una delle mie prossime tappe mi porterà in ottobre all’Amsterdam Dance Event: un grande evento in cui interverranno DJ di tutto il mondo, produttori e case discografiche”.

Helen, se tu dovessi dipingere il tuo scenario ideale per suonare, cosa sceglieresti?

“Senza dubbio, la spiaggia. Magari in un’atmosfera soft. In un luogo in cui le persone si godono la musica senza alterare la propria coscienza, evitando che si ripeta ciò che è recentemente successo al Cocoricò di Riccione. A tal proposito, reputo insensato chiudere una discoteca per questa ragione. A mio parere, l’unica cosa giusta da fare è approfondire i controlli sugli stupefacenti e educare i ragazzi sulla pericolosità di queste sostanze che nulla hanno a che fare con il divertimento e con la musica”.

Fabrizio Santoro

Fabrizio Santoro

Fabrizio Santoro. Inizia questa vita nel 1984 e per uno scherzo del karma diventa un consulente del lavoro. Colleziona lauree, tra cui una in giornalismo. Nutre passioni morbose e viscerali per la poesia (sia in veste da lettore che, soprattutto, in veste da scrittore) e per la musica. Dentro l’utero materno, al 6° mese, sente il primo pezzo: Radio ga ga dei Queen. Nasce prematuro per completare l’ascolto dell’intero album.
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