Il castello di Rocca Guelfonia o Cristo Re

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A messina, lungo il viale Principe Umberto non è difficile scorgere l’imponente complesso monumentale di “Cristo Re”. Di forma ottagonale, con un’alta cupola alla cui base sono inserite otto statue in bronzo raffiguranti le Virtù teologali e cardinali, eseguite dallo scultore romano T. Raggio, il complesso architettonico prende il nome dalla statua di Cristo Re posta in cima alla scalinata di accesso, opera di T. Calabrò.
Ma questo maestoso edificio è importante non solo artisticamente, ma anche storicamente. Infatti, ancora oggi comprende oltre il Sacrario (su progetto dell’ingegnere F.Barbaro), anche delle carceri. Questi due elementi architettonici ci rivelano la storia del sito in cui sorgono. Ecco che anticamente ad una distanza di 60 metri s.l.m. rispetto al Sacrario, sorgeva il castello di Rocca Guelfonia, anche detto di Matagrifone. In base agli studi geografico– storici condotti negli anni, si ipotizza che esso risalga al periodo della fondazione della città di Messina (VIII secolo).
Pensato per dominare, controllare e difendere la città ed il porto, collocato su una collina molto elevata e, nel contempo, molto vicino al centro storico. E’ assai probabile che Polibio, nel racconto sui Mamertini che si impadronirono di Messina scacciando il presidio cartaginese “dalla fortezza”, si riferisse proprio a questa Rocca.
Durante la dominazione normanna (1061 – 1198) l’edificio, che doveva essere poco più di una torre fortificata, venne ampliato fino a trasformarsi sotto gli Svevi (1198 – 1266) in una poderosa fortezza.
Altre notizie attribuiscono la sua costruzione a Riccardo Cuor di Leone che a Messina in attesa di proseguire verso il Santo Sepolcro (1190), avrebbe edificato o comunque reso più solida la fortezza per tenere a freno i “Greci” messinesi che non vedevano di buon occhio la sua presenza in città (da cui un’interpretazione del nome come “MataGriffones”, cioè ammazza Greci). A Riccardo Cuor di Leone è, inoltre, attribuito un aberrante massacro di cittadini di Messina nell’indifferenza di Filippo Augusto di Francia e dell’allora re di Sicilia, Tancredi d’Altavilla, che si accontentò di diplomatiche scuse. Inoltre, durante la guerra del Vespri i Francesi si rifugiarono all’interno delle sue mura ottenendo in seguito di lasciare illesi la città.
Grossi lavori di ampliamento del castello, divenuto intanto residenza regale, furono eseguiti nella prima metà del XV secolo, mentre regnava Ferdinando il Cattolico e come attesta l’iscrizione di una delle torri superstiti.
Ancora, nel XVI secolo durante il regno di Carlo V, con la fortificazione dell’intera città, venne rinforzata la struttura che era stata notevolmente danneggiata dall’esplosione del deposito delle munizioni colpito da un fulmine nel 1516.
Negli anni della rivoluzione antispagnola (1674-78), fu conquistata dai Messinesi che vi tentarono una sfortunata resistenza. Gravi danni furono causati da imponenti bombardamenti nel 1718-20 e soprattutto da quelli del 1848 scagliati dal forte S. Salvatore e dalla Cittadella. Nel 1838 fu trasformata in carcere (i cui resti sono ancora visibili) per ospitare i detenuti cacciati dal vecchio sito che doveva servire per la costruzione del Teatro S. Elisabetta (oggi Vittorio Emanuele).
Anche in questo caso il terremoto del 1908 fu distruttivo. Della vecchia fortezza rimangono la Torre poligonale restaurata dopo il disastro con l’iscrizione del XV secolo e i resti imponenti delle mura insieme all’ingresso cinquecentesco della fortezza, ancora oggi visibile in via delle Carceri, che si presenta come un portale monumentale a bugne sormontato da un mascherone. Nonostante un decreto del Ministero della Pubblica Istruzione del 1925 ponesse sotto vincolo i resti della Rocca, si procedette a una quasi totale distruzione dell’area su cui nel 1937 fu inaugurato il Sacrario di Cristo Re, su progetto dell’ingegnere F. Barbaro, e la piazza belvedere ricavata ad Est intitolata a G. A. Montorsoli. Pur essendo illuminato da tanta storia e valore artistico, oggi il complesso monumentale di Cristo Re, spesso, si trova al buio.

Che possa essere questa un’ occasione per riporlo sotto i riflettori della città dello Stretto.

1 Commento
  1. Enza

    Interessante

    11/02/2016 at 7:38

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