Il delitto di Cogne

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Sono le 7:00 di un mercoledì mattina come tanti altri, quando Annamaria Franzoni – dopo aver accusato un breve malore – sembra sentirsi meglio e decide di unirsi al marito per la colazione. I due chiacchierano del più e del meno finché per Stefano Lorenzi è ora di andare a lavoro; per la Franzoni è quindi il momento di accompagnare il figlio primogenito, Davide, alla fermata del bus, ma prima di ciò è Samuele, il figlio più piccolo, a richiamare la sua attenzione piangendo. Mentre Davide scende in cortile a giocare con la bicicletta, la Franzoni prende Samuele, lo porta in camera e lo sistema sul letto accendendo la televisione per tranquillizzarlo; raggiunge quindi il primogenito e lo accompagna alla fermata del bus. Tornata a casa sale al primo piano e trova Samuele con il lenzuolo tirato fin sopra la testa; in un primo momento pensa ad  uno scherzo ma tirando il lenzuolo trova il piccolo in un lago di sangue, lo stesso sangue di cui sono ricoperti letto e pareti. Chiama quindi più volte la vicina di casa, che però non la sente, contatta al cellulare la dottoressa di famiglia, Ada Satragni, dicendole che il figlio «perde molto sangue dalla bocca», poi il 118, questa volta sostenendo che il piccolo «vomita sangue», e infine il marito comunicando alla sua segretaria che il piccolo Samuele è morto. Annamaria Franzoni viene dunque raggiunta dalla vicina di casa e dalla Dottoressa Satragni che, constatate le gravissime condizioni in cui versa il piccolo, non può far altro che prestare i primi soccorsi in attesa dell’eliambulanza. I soccorsi arriveranno di lì a poco e saranno i medici stessi, davanti ad una scena dalle dinamiche poco chiare, a decidere di chiamare le forze dell’ordine. Alle 9:30 cominceranno i rilevamenti dei carabinieri, durante i quali uno di loro udrà la Franzoni dire al marito: «Ne facciamo un altro di figlio? Mi aiuti a farne un altro?» e alle 9:55 viene dichiarato il decesso di Samuele Lorenzi.

Dopo una prima autopsia viene dichiarato ufficialmente che si tratta di omicidio volontario in ambito familiare, ma non si riuscirà a stabilire con estrema precisione l’ora del delitto. Nella casa vengono però ritrovati il pigiama e le ciabatte di Annamaria Franzoni ricoperti del sangue di Samuele: lei è la sola che possa aver commesso il crimine. C’è stato un momento infatti in cui il fratellino della vittima scende a giocare in cortile con la bicicletta, ed è in quel lasso di tempo che la Franzoni avrebbe compiuto il delitto; al contrario viene escluso che nel breve periodo (circa 8 minuti) in cui il piccolo viene lasciato solo in casa, qualcuno possa essere entrato senza lasciare segni di scasso, aver indossato gli indumenti della Franzoni, aver commesso l’omicidio, aver cambiato nuovamente indumenti per poi occultare l’arma del delitto, senza tra l’altro alcun movente. Il 13 Marzo 2002 la Franzoni viene arrestata, quindi sottoposta a perizia psichiatrica e dichiarata in grado di intendere e di volere. Verrà giudicata infine colpevole oltre ogni ragionevole dubbio e nel Maggio 2008 il tribunale della Cassazione la condannerà a 16 anni di reclusione con il divieto di incontrare i figli al di fuori del carcere.

Alessandro Longo

Alessandro Longo

Alessandro Longo, classe 1992. Laureando in Relazioni Internazionali e Politiche presso l’Università di Messina, è nato e cresciuto a Torre Faro. Scrive su scirokko.it per la rubrica “Giallo Vintage”, occupandosi della ricostruzione e della narrazione di vecchi casi che, per il loro impatto sociale, hanno interessato la cronaca nera non solo italiana, ma di tutto il mondo.
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