“Il Guaritore” sul palco del Vittorio Emanuele

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Il Guaritore, testo vincitore della 51esima edizione del premio Riccione, racconta la vicenda di un uomo , (interpretato magistralmente da Michele Sinisi),dotato di un talento naturale che, oscillando tra fantasia e realtà, cura il male di vivere dei suoi pazienti attraverso scambi di ruoli che incastrano e districano dolori opposti per portare  infine alla guarigione. E’ uno strano guaritore,perché malato lui stesso, quasi cieco e alcolizzato , con i vestiti  sporchi,stanco, ma miracolosamente capace di immedesimarsi nella sofferenza degli altri  e di obbligare i pazienti che hanno problemi compatibili, a raccontarsi a vicenda le proprie inqietudini. E’ ciò che accade anche agli ultimi pazienti del vecchio, una donna  incinta che vuole liberarsi del bambino, e una coppia in crisi perché non riesce ad avere figli (lui è un ex pugile reso sterile da un colpo basso). La terapia inizia con moltissime difficoltà,ma alla fine, tra silenzi e angosce  e ritiri in stanze buie, la “guarigione” avviene. Ed è a questo punto che il vecchio, sempre più debole, quasi avesse assorbito tutte le pene di coloro che assiste, si lascia mandare al tappeto dal boxeur suonato,che lo libera così dal peso di una vita ormai  eccessivamente schiacciata dai dolori altrui.

La storia si snoda piacevolmente, grazie all’ efficace e lineare regia di Leo Muscato che dà alla narrazione un ritmo pieno di brio, e all’essenziale scenografia (foto di uomini e donne sospesi  sulle teste dei partecipanti come una sorta di ex voto, una lunga panca posta al centro del palcoscenico , e una radio che trasmette rock’n roll). Ma è soprattutto la straordinaria interpretazione di Sinisi a colpire il pubblico. L’attore si rivela capace di giocare in chiave semiseria per tutta la durata dello spettacolo, restando sempre autentico e offuscando, da assoluto protagonista, tutte le altre figure che si muovono sul palcoscenico. Il purtroppo poco numeroso pubblico del Vittorio Emanuele ha assistito ad una grande lezione di teatro , ad un’interpretazione che scava  incessantemente alla ricerca del dettaglio, della verità del personaggio, e che si mantiene a livelli altissimi per tutta la durata dello spettacolo.

Gi  Zeta

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