Il (solito) 1 Maggio delle banalità

donne-lavoro

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Questo recita la nostra Costituzione. Credo sia l’articolo che oltre ad essere l’unico che l’italiano medio conosce a memoria, immediatamente dopo deve dimenticarsene, almeno di fatto. Lavoro. E’ la parola che ricorre ogni giorno sulle nostre bocche e nei nostri pensieri. Perchè è nei pensieri di chi un lavoro ce l’ha ma soprattutto in quelli di chi lo cerca e non lo trova o lo perde. Di chi ha studiato e poi magari deve accontentarsi, di chi fa un lavoro che lo imbarazza intellettualmente o peggio ancora, lo frustra. Ci sono molti lavori e non ce n’è nessuno. Ci sono quelli che se lo inventano e altri che ne fanno uno stile di vita e per questo rinunciano a tutto il resto. Ci sono lavori usuranti e ci sono lavori che se sono “divertenti”, non vengono considerati tali. E poi ci sono persone che fanno un lavoro e si convincono di essere un lavoro. Ma noi non siamo lavori. Noi siamo persone che fanno un lavoro. Vi prego non dimentichiamoci mai di questo, perchè nonostante possa essere motivo di orgoglio e benessere, è solo un lavoro. Ma è anche vero che il lavoro è crescita, personale e non, è sviluppo, è innovazione, è il nostro futuro. E chi è il futuro? I giovani. Ed ecco il più grande luogo comune sul lavoro. Non esiste politica che non prometta lavoro ai giovani che nel frattempo sono diventati adulti e fanno fatica a mantenere se stessi e mentre il tasso di natalità in Italia si abbassa, quelli lì, continuano a chiederci di fare figli e lo chiedono soprattutto alle donne, a tutte. A quelle che lavorano e che lavorando, un figlio non lo possono crescere come vorrebbero, a quelle disoccupate o inoccupate o non so che, anche queste persone non possono crescere un figlio a queste condizioni. Quando frequentavo il liceo volevo fare il magistrato e immaginavo anche una famiglia mia. Era un progetto ambizioso ma soprattutto molto impegnativo che mi faceva pensare che se avessi dedicato troppo tempo al lavoro, mi sarei ritrovata ad avere anche una famiglia, tipo optional ma se viceversa avessi puntato sulla famiglia, forse non avrei avuto le soddisfazioni che meritavo nel mio lavoro perchè sarebbe bastato un pizzico di disponibilità in meno per farmi fuori. La sensazione di dover scegliere: disagio. Perchè volevo un lavoro ma non volevo rinunciare o dover scegliere a scapito di una cosa o dell’altra ma soprattutto di una parte di me stessa come persona. Un vero e proprio rompicapo che i lavoratori maschi, scusate il sessismo ma è necessario, non possono capire.

“Il lavoro nobilita l’uomo”, e scoraggia la donna, aggiungo io. L’ha detto un uomo, non mi sorprende, si lo so, intendeva l’uomo come umanità, ecco allora non dimentichiamoci di questa umanità quando pensiamo a donne e lavoro. E’ un invito che rivolgo a tutti quelli che dovrebbero occuparsi di creare politiche funzionali per quel grande patrimonio umano e culturale che è la donna, perchè anche ieri, 1 maggio 2016, ho sentito le solite ottuse banalità che ovviavano sul lavoro che non c’è, sui giovani e su tutte quelle dita dietro le quali si nascondono i furbi.

Per la cronaca, la mia vita ha preso una strada diversa che non è quella della magistratura e nemmeno quella della mamma/moglie/casalinga o dell’abbiente o peggio ancora mantenuta da un uomo, non ho nè rendite nè vitalizi ma ce la metto tutta ugualmente e so che siamo in parecchie, persone che con impegno e devozione non mollano. Sono quella parte di Paese che mi piace perchè lavora davvero.

Ileana Panama

Ileana Panama

Filosofa dallo spirito libero e passionario. Mille difetti e un solo pregio: la caparbietà. Pare che per essere il direttore basti. Non ama le mezze misure, le mezze parole e le mezze stagioni. Onestà intellettuale ed educazione, queste le cose che apprezza negli altri. Profondamente attaccata alle sue radici, è tornata, dopo un lungo vagabondar per restare ma soprattutto per Fare. Imperdibili le sue interviste.
0 Commenti

Scrivi un Commento