In Russia, un orripilante museo degli orrori

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In Russia, nella città di San Pietroburgo, esiste dal 1719 un museo degli orrori, voluto dallo zar Pietro il Grande. Nella realizzazione di questo insolito museo, lo zar venne ispirato da un viaggio all’estero – come membro della Grande Ambasciata – durante il quale visitò le “camere d’arte” che esponevano barattoli contenenti di tutto: dalle monete agli scheletri di animali. Così decise di creare – in quella che è oggi la seconda città della Russia – una sorta di “camera delle meraviglie”, nella quale vennero esposte le collezioni acquistate da numerosi naturalisti e anatomisti.

Dal 1727, anno in cui il museo venne completato, i visitatori non solo non dovevano pagare l’ingresso al museo, ma dovevano lasciarsi “coccolare” con dolci, caffè, vino da degustare mentre una guida spiegava loro la rarità di ciò che si prestavano a vedere.

La missione di Pietro il Grande era quella di liberare la popolazione dalle schiavitù del tempo – date dai pregiudizi e dalle superstizioni – offrendo uno spettacolo che, per quanto orripilante, mostrasse la diversità come ricchezza di cui il mondo è dotato.

Il museo possiede una delle collezioni di antropologia e di etnografia più interessanti al mondo. Si trovano esposti feti di bambini immersi in uno speciale liquido di conservazione (la cui formula è rimasta segreta), teste di neonati, parti del corpo umano, animali (anche a due teste), farfalle, uccelli, fino ad arrivare alle macchine da tortura.

In questa sezione si trovano particolari sedie utilizzate per torturare il condannato: la macchina strizzacervello che comprimeva la testa del prigioniero così da rompergli la mandibola e spappolargli il cervello; la sedia della verità, dotata di chiodi che trafiggevano il corpo durante l’interrogatorio; la maschera di ferro che copriva il viso e la testa per sei lunghi mesi; la sedia a punta, in cui il condannato – una volta seduto – moriva a seguito di lunghe e atroci sofferenze; la dama di ferro, somigliante ad un sarcofago di legno, contenente al suo interno delle lame di ferro che laceravano il corpo del condannato, una volta che questi veniva rinchiuso dentro.

Qui di seguito, la galleria fotografica del Museo degli Orrori.

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