In Utero

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Erano gli anni Settanta e io non ero neanche nata mentre nelle piazze un grido si levava all’unisono. Era quello delle femministe che a lasciar fare ad una società ancora fortemente macho-maschilista e timorata di Dio, proprio non ci stava.  Nonostante ciò erano state approvate due leggi importantissime, non solo per la donna ma per tutti: il divorzio (1974) e l’aborto (1976) e soprattutto si era diffusa nelle farmacie la pillola. Oriana Fallaci andava alla guerra, Lidia Ravera scriveva “Porci con le ali”, si bruciavano i reggiseni e tutto sembrava stesse andando nella direzione di una vita libera dagli schemi e dai ruoli. Libere di scegliere la propria vita, lavorativa, sessuale e sentimentale. Ecco. Proprio sulla libertà sessuale si sono sempre aperti varchi infiniti di morale e moralismi che oggi si chiudono in una implosione di business e mercificazione. Il mondo mi ha insegnato che il progresso, la scienza, la tecnologia non smetterà mai di avanzare, di migliorare e ottimizzare la nostra vita mentre è il difficile ruolo etico che resta nelle nostre mani. Proprio in quello di noi donne. Ed è in questi ultimi tempi che la maternità, atto infinito di gioia e di amore, è sotto pressione. La maternità che non arriva, che non avviene, che non si compie e che si è sperimentata fino alle soluzioni più disparate per protendere verso l’egoismo della scienza e  dell’umanità. Un figlio a tutti costi, anche se deve crescere nell’utero di un’altra.

Ho paura di un corpo che diventa solo un luogo. Ma soprattutto, questa società ha capito che è nelle realtà più povere, indigenti e degradate che si sviluppano le mercificazioni più mortificanti? La società non può pensare solo alla buona società, a quella fatta di benessere e credere di legiferare con delle “regole per pochi”. Resta il fatto che un Paese che difende e rispetta le posizioni di tutti, non può vedere tutto bianco o tutto nero.

Sono contenta che nel nostro Paese non si usi una pratica del genere e sono contenta che nel ddl Cirinnà NON sia nemmeno menzionata questa possibilità. Un utero non si affitta, non è un garage o un appartamento.

Ileana Panama

Ileana Panama

Filosofa dallo spirito libero e passionario. Mille difetti e un solo pregio: la caparbietà. Pare che per essere il direttore basti. Non ama le mezze misure, le mezze parole e le mezze stagioni. Onestà intellettuale ed educazione, queste le cose che apprezza negli altri. Profondamente attaccata alle sue radici, è tornata, dopo un lungo vagabondar per restare ma soprattutto per Fare. Imperdibili le sue interviste.
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