Inside out (non) è un film per bambini

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Inside out, l’ultimo film di animazione della Pixar, ha riscosso un considerevole successo di pubblico e di critica. In molti si sono mobilitati per sottolinearne il ruolo educativo, il messaggio profondo, il lavoro dei creatori, la collaborazione con le cattedre di Psicologia fra le più importanti al mondo (Keltner ed Ekman, ndr). Offrire un punto di vista originale diventa dunque una sorta di sfida, laddove sembrerebbe che tutto sia già stato scritto e detto. Eppure ci sono degli aspetti sovraordinati su cui riflettere per capire perchè ci volesse un film del genere.

1. Ma cosa ti dice la testa?

La cinematografia funziona nel momento in cui inscena paure e/o desideri profondi, appartenenti all’inconscio collettivo. I film che piacciono “a tutti” plausibilmente sono quelli che hanno lasciato ai più una soddisfazione più o meno consapevole di una fantasia. Nel caso specifico, chi non ha mai desiderato di fare un giro nella testa di un altro? Di vedere cos’ha lì dentro? Probabilmente questa – essendo una frase esplicita del trailer – è già una motivazione sufficiente per decidere di acquistare il biglietto.

2. (Non) è un film per bambini

Forse c’è un nesso col fatto che non si chiamano più cartoni animati ma “film di animazione”. Chissà quanti adulti si sono chiesti se siamo governati dalle emozioni e se vedere il film li avrebbe aiutati a capire di più su come funziona il cervello. Rassicurati dal messaggio, hanno potuto finalmente aprire la black box, ma come avranno risposto alle domande dei bambini?

3. Ci voleva davvero un film sulle emozioni?

#Psycologia ha in un certo senso preceduto questo percorso emotivo nel ciclo #Emozioni dedicato a Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura. C’è però da dire che spesso queste emozioni e i pensieri da cui sono generate sono inaccessibili se non vi dedichiamo uno spazio apposito di riflessione. Quindi forse più che chiudere l’argomento col messaggio che le emozioni hanno un ruolo fondamentale, lasciamo le rappresentazioni colorate ed ironiche ai bambini e chiediamoci perché serviva un film per prestarci attenzione.

Amelia Rizzo

Amelia Rizzo

Amelia Rizzo, classe 1986. Si laurea in Scienze Cognitive e Psicologia presso l'Università degli Studi di Messina. Collezionista di titoli, a causa della sua passione per la Ricerca viene condannata a tre anni di Dottorato, ma pare ne abbia già scontato la metà. Chiamata a curare la rubrica di #psycologia, non ha potuto rifiutare questa insolita richiesta d'aiuto.
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