Internet ci rende più intelligenti o più stupidi?

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Internet, smartphones, android, tablets. Per le loro qualità “psicologiche” entrano in forte affinità con la mente umana fornendo una sorta di estensione (App) alle capacità intellettive dell’uomo, quali il pensiero, la memoria, il linguaggio e la comunicazione. Ma usare internet può intaccare le nostre facoltà intellettive? O al contrario può stimolarle e incrementarle?

Secondo uno studio condotto da un gruppo di ricerca di scienziati americani dell’Università della California, chi è capace di navigare su internet è più intelligente. Lo studio è stato effettuato su adulti sottoposti a risonanza magnetica durante la navigazione in rete. L’autore ha osservato che i soggetti che erano in grado di ben condurre una ricerca web riflettevano circa il doppio di attività cerebrale rispetto agli altri.

Plausibilmente, navigare online determina la necessità di operare delle scelte e dei ragionamenti complessi, cosa che invece non accade quando, ad esempio, si svolge un’attività passiva come guardare la TV. In una semplice ricerca su Google si rendono necessarie diverse operazioni decisionali, come scegliere i termini della ricerca, evitare termini fuorvianti, prevedere i risultati, selezionare i siti, riflettere sulla affidabilità della fonte.

Tuttavia l’attrattività che esercitano i contenuti multimediali con cui siamo costantemente in contatto costituiscono una esperienza totalizzante e immersiva, in grado di farci perdere il senso del tempo che passa.

Nel 2010 Nicholas Carr lancia il primo allarme con l’articolo: “Google ci sta facendo diventare stupidi?”. Nel suo nuovo libro “The Shallows: what the Internet is doing to our brains” argomenta come nell’arco di pochi anni potremmo diventare tutti superficiali, incapaci di concentrarci per più di qualche minuto o di discernere le informazioni importanti da quelle irrilevanti.

L’uso di Internet e degli altri potenti strumenti di comunicazione con cui interagiamo quotidianamente sta modificando i neuroni del nostro cervello, sempre pronti ad adattarsi a nuove situazioni. La massa di informazioni in arrivo attraverso il web, ma anche smartphone e androids, sta cambiando non solo il modo con il quale ci informiamo, ma anche quello di pensare e di reagire. “È come se la tecnologia stesse riprogrammando le nostre menti” afferma Nora Volkow, una delle più importanti esperte del sistema nervoso centrale, direttore del National Institute on Drug Abuse.

Internet è un mezzo potentissimo che da una parte offre innumerevoli possibilità dall’altra può nascondere rischi e insidie. La chiave della questione risiede probabilmente non tanto nel mezzo in sè, ma nel modo in cui viene utilizzato. Questo è l’aspetto in cui mente e computer si differenziano: la macchina ha un carattere neutro, solo la mente vi può attribuire un significato. Internet può essere un valido aiuto nel lavoro, nella soluzione di problemi, nel reperire informazioni, nei contatti con persone fisicamente lontane, oppure può essere un rifugio dal reale, un mondo onirico e fantastico, un teatro in cui realizzare le proprie fantasie inconsce e nutrire la propria psicopatologia. Sta indubbiamente cambiando le nostre menti, ma siamo noi a indirizzarne il modo.

Amelia Rizzo

17/12/2014

Amelia Rizzo

Amelia Rizzo

Amelia Rizzo, classe 1986. Si laurea in Scienze Cognitive e Psicologia presso l'Università degli Studi di Messina. Collezionista di titoli, a causa della sua passione per la Ricerca viene condannata a tre anni di Dottorato, ma pare ne abbia già scontato la metà. Chiamata a curare la rubrica di #psycologia, non ha potuto rifiutare questa insolita richiesta d'aiuto.
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