Le Scalinate dell’Arte: “Visioni del mito. Atlante fotografico dello Stretto”

VISIONI DEL MITO - Gianmarco Vetrano Senza titolo

Il Monte di Pietà di Messina, uno degli storici simboli della Città, si è ri-“illuminato”, accogliendo nelle sue monumentali sale una potente mostra fotografica, “Visioni del Mito – Atlante fotografico dello Stretto di Messina”, di autori messinesi noti e meno noti, legati dal comune denominatore del desiderio di rivalorizzare l’identità messinese partendo dal “mito”… da sempre insito, ideologicamente e storicamente, nello Stretto che bagna le coste di Messina.
La mostra, organizzata e realizzata da Team Project ed allestita da Giuseppe Motta ed ancora curata da Luigi Giacobbe (storico dell’arte) e Mosè Previti (storico e critico dell’arte), si inserisce nel progetto più ampio “Le Scalinate dell’Arte”. Questo ultimo costituito da un gruppo di ricercatori, nei vari ambiti artistico – cinematografico – letterario – sociologico – urbanistico ed architettonico, rivolti alla promozione e rivalorizzazione del territorio messinese (e provinciale).
Ventuno fotografi (Antonio Aloisi, Achille Baratta, Giovanni Chillemi, Daniele Chitè, Giovanni Coccoli, Antonio Fede, Giancarlo Granei, Enrico Guerrera, Mimmo Irrera, Alessandra Lanese, Stefano Marino, Vincenzo Nicita, Sebastiano Occhino, Ignazio Pandolfo, Daniele Passaro, Paolo Pergolizzi, Silvio Ruvolo, Santi Smedile, Franco Trifirò, Samuel Tuzza, Gianmarco Vetrano) per cento otto scatti, scelti da una commissione scientifica giudicatrice che li ha selezionati.
Ventuno modi diversi di usare l’obbiettivo fotografico ed altrettanti modi di pensare concretamente al fine di analizzare la complessità e la peculiarità del mitico tratto di mare quale lo Stretto rappresenta.
Un allestimento che, fra radici – tronchi di alberi dal movimento conturbante – relitti di barche da pesca, guida, insieme alla possibilità di collegarsi ad una soundtrack creata ad hoc con un’App, lo spettatore nel vivo dell’evento.
L’esposizione è, infatti, un percorso tematico che tocca il tema specifico del paesaggio (per citare qualche esempio: i “Senza Titolo di Vetrano, i “Sospiri d’autunno di Nicita, la “Calma apparente” di Chillemi, la “Lanterna” di Smedile, il “Relitto” di Tuzza), ritraendo poi le attività umane (“Il fabbro” ed “Il cocciolaro” di Passaro, l’occhio del pesce spada – la cui pesca, meglio dire la sua “caccia”, è anch’essa storica e mitologica ed espressione dello Stretto – ritratto da Pandolfo), la fauna, il cibo (attraverso divertenti e sfiziose espressioni “Strait Food”), per poi riflettere sul territorio attraverso temi denuncia (“Tre generazioni a confronto” di Trifirò, “Gestione di rifiuti urbani. Inceneritore zona falcata. L’abbandono” di Passaro), arrivando poi ai ritratti (alcuni esempi fra tutti: un volto di anziano siciliano ritratto da Fede, il “Venditore di giornale” di Pergolizzi, il “Senza titolo” di Lanese).
Ma non finisce qui. Infatti vengono fotograficamente indagate alcune tradizioni dello Stretto: la processione di San Nicola di Ganzirri, le Barette, la processione della Vergine e di Suo Figlio del quartiere Cannizzaro e Gravitelli durante il periodo pasquale, la Vara. Per terminare con un’analisi dell’arte in rapporto al territorio (quello di Messina) in cui essa si inserisce: particolari delle fontane, la chiesa di Montalto (splendido esempio di architettura gotica in città), palazzi con singolari balconcini in stile liberty, la Torre degli Inglesi del villaggio di Torre Faro, il teatro Vittorio Emanuele, l’imponente complesso monumentale di Cristo Re e l’immancabile Monte di Pietà.
Il “mito” (quello delle acque che collegano le coste messinesi a quelle calabresi, storico teatro di battaglie, miti e leggende) riflesso, dunque, in un’analisi multidisciplinare.
Il paesaggio indagato nella sua accezione più ampia: “un insieme di uomini e cose in relazione fra di essi”.
Una bella occasione per riflettere sull’identità dell’area territoriale messinese e per amare, promuovere e per far evolvere ancora di più il contesto che noi messinesi abitiamo, diventando così “eroi” (cercando di vedere oltre) del “mito” di cui facciamo parte.
Fino al 28 Febbraio.
Ingresso gratuito.
Monte di Pietà, via XXIV Maggio, Messina.
P.s. la mostra è il primo di una serie di eventi già in programma per i prossimi mesi da parte de Le Scalinate dell’Arte.

Laura Faranda

Laura Faranda

Nata a Messina nel 1984. Critica e curatrice di Arte Contemporanea. Anche Dottore di Ricerca in Geografia Umana e Culturale, per questo particolarmente sensibile all'interazione arte/territorio. Ama l’arte ed ogni suo riflesso: dalla tradizione artistica medievale alle espressioni di avanguardia, purché non si cada nel cattivo gusto. Desiderosa di conoscenza, sperimenta spesso i più diversi canali di ricerca. Per scirokko.it cura si occupa di critica d'arte contemporanea e della promozione di nuovi artisti e di eventi culturali messinesi e siciliani.
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