L’impatto dell’ora legale sulla psiche

night and day

In conseguenza allo spostamento delle lancette qualche notte fa abbiamo sottoposto il nostro corpo, ma soprattutto la nostra mente, ad una certa quota di stress.

E’ possibile che molti abbiano percepito un certo disorientamento, paragonabile alla sindrome da jet lag. Questo accade poiché il nostro ritmo biologico interno, il cosiddetto ritmo circadiano, improvvisamente si trova a non corrispondere più al ritmo dell’orologio “esterno”, stabilito cioè per convenzione sociale.

Sappiamo, grazie agli studi della Cronobiologia (branca della scienza che studia gli effetti biologici dei fenomeni ciclici, ndr) ed alla Cronopsicologia (branca della scienza che studia gli effetti psicologici dei fenomeni ciclici, ndr) che il nostro ritmo interno è sincronizzato sull’alternanza di luce e buio e sulla temperatura esterna.

Una delle prime affascinanti osservazioni che ha permesso di comprendere questa associazione riguarda la particolare esperienza di alcuni minatori. Una volta entrati nelle cave, laddove l’illuminazione è scarsa o assente, trascorsi alcuni giorni al loro interno subivano delle alterazioni del ritmo circadiano e non erano in grado di dire con esattezza quanti giorni fossero passati, come se il loro orologio interno si fosse sganciato da quello esterno.

Quotidianamente prestiamo davvero poca attenzione al sonno ed ai ritmi sonno-veglia. In realtà questi si rivelano fondamentali per il nostro equilibrio psicofisico, in quanto determinano un impatto sia biologico sia psicologico sul nostro benessere.

Diversi articoli hanno dedicato in questi giorni uno spazio alle conseguenze dello spostamento delle lancette sull’umore, con effetti di irritabilità e affaticamento, fino a sintomi depressivi, problemi cardiaci e l’aumento del 10% del rischio infartuale, calo della risposta immunitaria, insonnia e disturbi del sonno per l’aumento dell’esposizione alla luce, di circa due ore in più.

Tuttavia, per evitare allarmismi, è doveroso dire che per chi ha dei ritmi regolari del sonno, questo spostamento non dovrebbe comportare conseguenze pericolose per la salute, in quanto nel giro di pochi giorni il nostro cervello, che è estremamente plastico, elaborerà le nuove informazioni relative alla luce ed alla temperatura esterna, per potersi ri-sincronizzare e garantirci, come è suo solito fare, il miglior adattamento possibile.

Diverso è il discorso per chi, soprattutto fra i più giovani, conduce una vita piuttosto irregolare. Per quanto possa sembrare moralizzante e vetusto, è noto che il maggiore benessere psicofisico si ottiene dalla regolarità. Ad esempio andando a dormire più o meno alla stessa ora il corpo e la mente riposano meglio.

Il nostro sonno funziona a ritmi di circa mezzora che alternano la fase non REM (rapid eye movement, ndr) che consiste in un sonno più leggero, a quella REM, di sonno più profondo in cui sono presenti i sogni, palusibilmente anche in chi non li ricorda.

Questi ultimi hanno una funzione fondamentale: mantenere il nostro equilibrio mentale. Le immagini che produciamo infatti scaricano l’energia che durante il giorno si “accumula” nella mente, traducono emozioni sentimenti, desideri e paure, perchè possiamo essere pronti ad affrontare il giorno successivo.

Facendo un breve calcolo, andando a dormire allo stesso orario e mettendo la sveglia circa otto ore dopo, potremo riposare bene, ridurre in pochi giorni l’impatto dell’ora legale e, se siamo fortunati, svegliarci nella fase di sonno più leggero.

Quando l’odiosa sveglia suona nella fase REM, infatti, il risveglio è più “traumatico” perchè passa direttamente da uno stadio profondo alla veglia, provocando uno stato di irritabilità che di certo non promette una giornata produttiva e serena. Svegliarsi durante la fase non REM invece è più semplice ed è rappresentata da quelle mattine in cui ci sentiamo più riposati.

Che sia chiaro però che il ragionamento posto alla base del nostro rapporto col sonno non deve essere un tentativo di manipolare il corpo, come a volerlo costringere ad obbedirci. Quante volte decidiamo di dormire e paradossalmente la mente si attiva ancora di più?

Il punto di vista che può rivelarsi davvero utile è piuttosto la conoscenza del proprio corpo e l’ascolto delle sue esigenze, cosicché non si verifichi quel caso in cui corpo e mente vanno in direzioni opposte, generando disturbi e nevrosi.

Amelia Rizzo

Amelia Rizzo

Amelia Rizzo, classe 1986. Si laurea in Scienze Cognitive e Psicologia presso l'Università degli Studi di Messina. Collezionista di titoli, a causa della sua passione per la Ricerca viene condannata a tre anni di Dottorato, ma pare ne abbia già scontato la metà. Chiamata a curare la rubrica di #psycologia, non ha potuto rifiutare questa insolita richiesta d'aiuto.
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