Il Neovisionismo-Sacro Contemporaneo di Fadibè

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La Camera di Commercio di Messina ha appena accolto nel suo ricco programma natalizio anche l’arte. Ha fatto il suo ingresso, infatti, il “Neovisionismo-Sacro Contemporaneo” di Fabio Di Bella, in arte Fadibè, sua Personale curata dai critici dell’arte Mosè Previti e Laura Costa.

Fadibè, artista e docente presso l’Istituto d’arte cittadino,  è messinese, ma seppur attento alla sua terra natìa, ha portato la sua arte a livello nazionale ed internazionale.

Un talento interessante e parecchio complesso, dove, però,  la complessità non si fa limite ma curiosità.

Come ha detto bene Previti, raccontandolo secondo il suo punto di vista, prima delle opere è lo stesso Di Bella l’opera d’arte. Sguardo vivace come i colori ed il concetto del suo fare arte e sempre fuori dagli schemi convenzionali.

Il tema di fondo dei suoi lavori appare già nella locandina dell’evento: il suo sguardo celato da scuri occhiali da sole sulle cui lenti si materializzano un Tre di Spade e la Sacra Coppa:  il monogramma di Cristo e la Sua sacralità.

Infatti, il “Neovisionismo” proclamato dall’Artista è il suo modo di vedere, che nasce dalla sua intimità. Un punto di vista che ruota attorno al concetto del sacro, in cui al monogramma di Cristo si accosta, accogliendola nella sua essenza, la figura della Donna di Coppe, ossia il femminino sacro del primo.

Con questo concetto, che è il Suo manifesto, Fadibè riconferisce all’Arte la sua vera essenza, tanto bistrattata al giorno d’oggi, ossia la riconosce una dimensione sacra, un qualcosa attraverso cui si può vedere oltre per arrivare alla profonda natura delle cose.

Hans Ulrich Obrist nel bel libro “Fare una mostra”, parlando del linguaggio visivo, introduce la felice espressione di “atti linguistici performativi”, intendo per questi enunciati che non si limitano a descrivere o a riferire un’azione, ma la eseguono.

Ecco, i lavori esposti di Fadibè si potrebbero definire degli interessanti  “atti linguistici performativi”. La Sua arte, seppur anche filosofica, è soprattutto azione.

Lo si vede a partire da una serie di opere, “Tre punti di sutura”, in cui in cornici-non cornici perché rotte(anche se a mio avviso, più che rotte, sarebbe meglio dire che si infrangono volutamente per lasciare spazio al nuovo) l’Artista riproduce alcuni dei capolavori della storia dell’arte(dall’arte babilonese e poi quella greca, all’arte medievale, moderna, contemporanea) in cui rimane fedele alla struttura compositiva originaria di ciascuna opera, ma la “rivoluziona”, oltre che nella introduzione della singolare non-cornice, nei colori, dando così vita ad un’opera nuova.

L’unicorno dell’arte babilonese, la maschera di Agamennone, la deposizione di Giovanni da Milano, gli sposi di Jan Van Eyck, la crocifissione di Gauguin, i tagli di Fontana, la materia di Burri, le inquiete maschere di Ensor, sono solo alcune delle storiche opere da Lui “contemporaneizzate” ed aperte al nuovo.

Ma Fadibè non si ferma qui.

Dopo un breve passaggio a nature morte, che con lui sono vive, anzi vivissime, in quanto “ogni frutto morto da spazio ad un nuovo frutto”, si arriva ad un originale ciclo di lavori da lui intitolato “Fluò”. Serpentine di carte da gioco per certi versi futuristiche, sicuramente dinamiche, che fluttuando in sfondi fluo, “shockano” e sorprendono chi le osserva.

In ultimo, ma non per valore, un’attenzione particolare va alle carte da gioco, che dopo averle conosciute da bambino osservando giocare il nonno, Fadibè le sceglie come protagoniste assolute della sua arte, di tutti i suoi lavori, arrivando a rappresentare un’originale “Ottava chiesa”, ossia il “suo” luogo “dove si compie la sacralità più pura. Chi entra nell’Ottava chiesa o vi transita, non ha bisogno di comprenderlo o comprendersi religiosamente, perché avrà solo scelto di non essere tiepido”.

Ancora per alcuni giorni nella Sala della Borsa presso la Camera di Commercio di Messina.

Di seguito qualche scatto della mostra per cui si ringrazia l’artista.

 

Laura Faranda

Laura Faranda

Nata a Messina nel 1984. Critica e curatrice di Arte Contemporanea. Anche Dottore di Ricerca in Geografia Umana e Culturale, per questo particolarmente sensibile all'interazione arte/territorio. Ama l’arte ed ogni suo riflesso: dalla tradizione artistica medievale alle espressioni di avanguardia, purché non si cada nel cattivo gusto. Desiderosa di conoscenza, sperimenta spesso i più diversi canali di ricerca. Per scirokko.it cura si occupa di critica d'arte contemporanea e della promozione di nuovi artisti e di eventi culturali messinesi e siciliani.
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