Non ci credo ma… Il Malocchio e la tradizione messinese

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Tutti i popoli hanno il loro rito scaramantico, o quella formula segreta, tramandata da nonna a nipote, per scongiurare quel pensiero o quella forza negativa che “interferisce” con le normali attività quotidiane, o che frena la buona sorte. Nel sud Italia è sempre stata presente la credenza del malocchio e, inevitabilmente, anche tutti quei metodi per scacciare via quegli occhi che si interessano troppo alla vita degli altri. In Sicilia ogni città ha una “preghiera” ben precisa da recitare, ovviamente nel dialetto di appartenenza. Senza avere alcuna presunzione di affermare che questi riti popolari abbiano fondamenta di realtà, o alcun tipo di effetto o soluzione a fantasiosi malefici, oggi vogliamo ricordare la radice del “malocchio messinese”, rispolverando l’antica formula, e la procedura per tagliarlo!

Il rito popolare si effettua utilizzando un piatto bianco riempito d’acqua. Con la mano bisogna fare il segno della croce sul piatto stesso, buttando allo stesso tempo un pizzico di sale per ogni lato della croce. Si prende l’olio con il mignolo e si versano tre gocce nel piatto pronunciando la preghiera: “Pi ‘da Santissima Trinità se c’è malocchiu o funnu du mari mi sinnu và”. Nel secondo passaggio si risciacqua il piatto e si riempie nuovamente di acqua, si rifà la croce con il sale ma stavolta bisogna versare sei gocce d’olio pronunciando la preghiera recitata precedentemente. Infine il terzo ed ultimo passaggio consiste sempre nello stesso procedimento ma con nove gocce d’olio. Se le gocce si allargano e spariscono il malocchio c’è e bisogna “tagliarlo” facendo una croce con un coltello nell’acqua, dicendo anche la preghiera: “Pi ‘da Santissima Trinità ti tagghiu e o funnu du mari ti jettu”. Viceversa se le gocce restano intatte non c’è malocchio. La tradizione pretende che il malocchio sia tramandato o insegnato esclusivamente alla mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre.

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