Pierluigi Siclari: “caro romanzo ti scrivo, ti ho scritto, ti scriverò”

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Messina, 11 Febbraio 2017

 

“Così, ancora una volta siamo uno di fronte all’altro.

Ci stiamo organizzando per partire, ci tocca un giro tra Catania, Reggio, Roma e Milano. È strano viaggiare insieme proprio ora, visto che forse non ci sopportiamo più. Ma, come dice il cantante, certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Il nostro ne ha fatti tanti, di giri immensi.

Non sei stato il primo, per me. Però quelli che ti hanno preceduto, lunghi o corti che fossero, pubblicati o meno, non sono stati amore. Non puoi negare di essere stato tu, a avvicinarmi per primo. Sei arrivato all’improvviso, e mi hai parlato di Umberto, Massimo e Vincenzo. I nostri Umberto, Massimo e Vincenzo. I nostri personaggi. Certo, allora copertina dentro una cameranon avevi forma, non avevi direzione, non avevi niente. Non eri niente per nessuno, tranne che per me. È bastato che tu lanciassi quel sassolino, perché io iniziassi a corteggiarti. A dirla tutta corteggiare non è il termine esatto; dà un’idea troppo romantica della faccenda. In realtà ti ho tampinato, stalkerato, per mesi, anni, ti ho pensato, parlato e scritto a ogni ora del giorno e della notte. Tu non rispondevi sempre. A volte mi facevi restare col fiato in sospeso, volevi essere lasciato in pace.

Spesso, nella vita, sono stato scostante. Spesso mi sono arreso davanti alle prime difficoltà. Ma non con te. Non ti ho lasciato in pace. Ho continuato a cercarti, finché ti ho trovato. In seguito sono stato cattivo, perché dopo averti trovato non mi andavi bene
così com’eri, e per un altro anno non ho fatto che cambiarti. Sono stato cattivo con te, è vero, ma anche con me. Mi sono criticato, mi sono insultato, mi sono concesso meno tregue di quelle che concedevo a te. E ho sempre fatto tutto per amore tuo. Dopo avere dato tanto, anche per me era arrivato il momento di fermarmi. Lo sai che avevo pensato di metterti da parte, di tradirti, di passare ad altro. Inutile negare che lo avrei fatto, se non fosse arrivata la risposta dell’ultimo editore che avevamo contattato.

Gli sei piaciuto. Non sono stato geloso, e ti ho accompagnato da lui, affidandoti alle sue cure, col sorriso sulle labbra. Anche se è stato strano tornare a casa senza di te. Poi ti ho aspettato, e dopo l’editing ti ho trovato diverso. Non tanto. Quel poco che ti serviva, e ti ho riconosciuto subito. Ancora un’attesa, ma stavolta eravamo insieme, ad aspettare che i tuoi fratelli fossero stampati. Quando sono stati pronti, ci siamo preparati per la prima presentazione. Abbiamo convenuto insieme cosa dire di te, e cosa lasciare ai lettori. In quel caldo pomeriggio di luglio, ci siamo presentati davanti a centoventi persone, tu con la tua copertina verde e il disegno di un tavolo, io con una camicia su cui ho riflettuto un’ora (proprio io, che scelgo come vestirmi in pochi secondi). Non abbiamo rispettato alla lettera il copione. Abbiamo raccontato qualcosa in più e qualcosa in meno del previsto, come del resto è successo durantSchermata 2017-02-19 alle 19.15.00e le presentazioni successive, ma alla fine eravamo soddisfatti. Svuotati, ma soddisfatti.

Per fortuna, altri hanno iniziato a parlarmi di te. A qualcuno sei piaciuto, qualcuno credo ti abbia addirittura amato più di me. C’è anche chi non ti ha apprezzato. Di questo, credimi, non ti ho mai fatto una colpa. I meriti li ho sempre dati a te, mentre le colpe sono mie. Adesso mi sento come un anno e mezzo fa, con la differenza che stavolta è davvero il momento di metterti da parte e fare altro. L’hai capito, perché anche se nessuno può levarti dalla mia scrivania, tu resti sempre chiuso, mentre sul taccuino aperto sta nascendo un’altra storia.
Eppure, anche se ora sono preso da un altro, anche se certe notti sogno di averti scritto in maniera diversa, o di non averti scritto affatto, sono convinto che sarà bellissimo fare un altro giro insieme”.

 

Pierluigi Siclari 

 

 

 

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