Psico(pato)logia del regalo di Natale

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“Di fatto avviene questo: quando una persona normale vuole farci un regalo cercherà qualcosa che piaccia a noi, invece quando è un maniaco a farci un dono egli sceglie qualcosa che piace a lui. […] La conclusione è che solo i normali possono raggiungere un adattamento sufficiente sia nella sfera associativa che in quella affettiva”

Hermann Rorschach

E’ tempo di regali ma forse si può ancora riflettere sul significato di questo gesto. L’usanza di scambiarsi doni tra adulti ha origini molto antiche, che risale alle strenne dei Romani: rami consacrati che le persone si scambiavano il 1° gennaio, come segno di prosperità e abbondanza. Non si può negare che ci siano diverse tipologie di dono e spesso – come accade per le relazioni umane – sono poche quelle profondamente gradite.

Certamente esistono dei regali di circostanza che forse sono quelli che ci creano maggiore stress, in quanto non coincidono col desiderio. In parole povere, ne faremmo volentieri a meno se non fosse per convenzione sociale.

Invece, ci sono poi quei regali destinati alle persone più significative, più vicine o semplicemente più care. E laddove all’usanza si unisce il desiderio si assapora il piacere del dono e del suscitare sorpresa e felicità.

Ma cosa dice di noi il regalo che scegliamo? Non è raro aver sbagliato del tutto la scelta del regalo da fare, oppure essersi trovati nella condizione di aver ricevuto presenti di dubbio gusto ed utilità.

Su un piano psicologico, pworst-christmas-gifts-favbzt6ver funzionare, per suscitare gratitudine e sorpresa sinceri, il dono deve avere, come disse Rorschach parecchio tempo fa, due requisiti: la rappresentazione e l’affetto.

Per quanto riguarda la prima, bisogna essere capaci di assumere la prospettiva dell’altro, intuire i suoi desideri, i suoi gusti… ascoltare. Per quanto riguarda la seconda, bisogna essere in grado di investirvi un’emozione. Nessuno riesce a fare un vero dono, nel suo significato più profondo, come gesto sentito e gradito, se questo non è animato da un desiderio.

Allo stesso modo, i regali che riceviamo ci dicono cosa l’altro pensa di noi, o meglio cosa pensa che a noi piaccia. Quando il regalo non è gradito, le possibilità sono due: o siamo di fronte a persone dai gusti davvero difficili, volatili e indefiniti oppure non siamo stati capaci di assumere la prospettiva dell’altro, né di pregustare la sua emozione nel riceverlo e la nostra nel darlo.

Paradossalmente, un regalo può svelare se siamo normali.

Amelia Rizzo

Amelia Rizzo

Amelia Rizzo, classe 1986. Si laurea in Scienze Cognitive e Psicologia presso l'Università degli Studi di Messina. Collezionista di titoli, a causa della sua passione per la Ricerca viene condannata a tre anni di Dottorato, ma pare ne abbia già scontato la metà. Chiamata a curare la rubrica di #psycologia, non ha potuto rifiutare questa insolita richiesta d'aiuto.
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