Riina Family Life

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E’ triste come ogni volta che si parli di mafia la prima cosa che venga accostata sia la Sicilia. A tutti è capitato di viaggiare e dentro o fuori dai nostri confini, il riflesso è quello di una terra nota per “mazzatine” e corruzione, stragi di morti violente. Noi sappiamo che la Sicilia è molto di più ma è sempre una gran fatica dover mostrare che esiste anche il contrario, è come una bella donna che deve dimostrare di essere anche intelligente. Chissà se mai i pregiudizi che ci circondano e che hanno fatto di noi siciliani un popolo di ammanicati e traffichini un giorno spariranno. Certo che la cronaca non aiuta. Solo un paio di giorni fa una sparatoria in pieno centro in città mentre in tv, quella “protetta” dalla tassa, uno dei più famosi (per inciso, famosi) giornalisti del nostro Paese intervistava un figlio. Certo, non era un figlio qualunque, quindi le polemiche e l’indignazione non sono mancate. Soprattutto da chi in quelle vicende è personalmente coinvolto, comunque tutti. Perché siamo tutti siciliani e non siamo tutti mafiosi. Da lì è partita una specie di catena dell’orgoglio e della solidarietà, boh! forse anche del marketing, di librerie e centri culturali che non venderanno il libro del figlio del boss, sempre per indignazione.

Ci sono due cose su cui ho riflettuto dopo quella puntata di Porta a Porta. Primo: se l’intervista fosse andata in onda su una tv commerciale, avrebbe avuto la stessa risonanza? La sensazione è che questa Rai dovrebbe essere una specie di Entità superiore ma soprattutto super partes; io credo che per esserlo bisogna conoscere, sapere, leggere, guardare, informarsi. Tutte cose di competenza della tv di Stato. E’ inaccettabile che si pretenda questa linea e poi la si critichi. Io la penso come Arbore (fatemi divertire un pò) e vi dico che  “tu nella vita comandi fino a quando hai stretto in mano il tuo telecomando“, quindi cambiare canale o spegnere la tv è un attimo. Ma poi con tutti i vostri abbonamenti alle pay tv proprio quella sera non avete trovato niente di meglio da guardare!

Seconda considerazione: non esiste una mafia buona e una cattiva. Sono certa di non darvi lo scoop del secolo dicendovi che non è il primo libro che viene scritto su quella criminalità o sui personaggi che l’hanno resa tale, forse è il primo libro che viene scritto da chi c’è dentro con tutte le scarpe ma si sa, i parenti non si scelgono, ti capitano e basta. A questo punto, per non rischiare di essere fraintesa, ritengo necessario puntualizzare che non nutro alcuna simpatia e benché meno stima per l’autore, gli riconosco di avere avuto un gran coraggio a presentarsi così in un studio televisivo ma, in fine dei conti, è solo un uomo che ha raccontato una storia, quella della sua famiglia e sono certa che tra un po’ di anni, conoscendo il Paese in cui vivo, forse adesso vi do lo scoop, probabilmente diventerà un testo di narrativa per le scuole o addirittura verrà inserito nei libri da leggere durante le vacanze estive, una specie di Must della letteratura contemporanea.

Infine, vi rammento che nel 1984 è andata in onda, sempre sulla tv di Stato, quella che è stata una della serie più seguite della storia della televisione: “La Piovra” (esportata in più di 80 Paesi!) e poi ci sono state tante altre fiction come “il Capo dei Capi”, “Gomorra”, “Romanzo Criminale”, “Squadra Antimafia” e Dio solo sa quante altre di cui avete persino imparato a memoria e scambiato con amici&parenti le battute dei boss. Ah, scusate, dimenticavo, questa è l’Antimafia. Intanto la prima edizione del libro è già esaurita.

Ileana Panama

Ileana Panama

Filosofa dallo spirito libero e passionario. Mille difetti e un solo pregio: la caparbietà. Pare che per essere il direttore basti. Non ama le mezze misure, le mezze parole e le mezze stagioni. Onestà intellettuale ed educazione, queste le cose che apprezza negli altri. Profondamente attaccata alle sue radici, è tornata, dopo un lungo vagabondar per restare ma soprattutto per Fare. Imperdibili le sue interviste.
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