Salina, l’isola dei due seni

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Viene considerata la più fertile delle isole Eolie, per via della sua vegetazione rigogliosa e della sua terra particolarmente generosa coi coltivatori: Salina mantiene tutt’oggi un fascino selvaggio nonostante la crescita dei flussi turistici. La fertilità è legata a doppio filo alla storia dell’isola, che dai greci veniva chiamata Didyme (gemelle) per via delle due alture che ne contraddistinguono il profilo e che per gli antichi erano i seni perfetti di Venere dormiente, dea dell’eros e della fecondità, ma anche in epoca moderna l’isola è stata al centro di leggende. La più famosa è quella legata al culto della Madonna del Terzito, devozione plurisecolare che pare abbia origine nel V secolo quando un monaco orientale, per sfuggire alle persecuzioni sbarcò a Salina e si rifugiò nella località che poi prenderà il nome di Valdichiesa, edificandovi un piccolo santuario; nel 1622 gli isolani ritrovarono la chiesetta, attirati in quel luogo dal triplice suono di una campanella (terzito appunto), rinvenendo i resti del monaco e le immagini della Madonna alla quale dedicarono il santuario odierno.

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