Simona Bonanno: Chains of Silence

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A Messina, procedendo dal centro verso la zona sud, in via Ghibellina, una di quelle tante vie che, giunti al tdownloadermine, spesso, si ritrovano al buio, si trova un locale senza insegna ma che dirama ugualmente tanta luce. E’ lo studio fotografico, nonché sala espositiva, di una giovane fotografa messinese, che in breve tempo si sta facendo strada come altri giovani fotografi in città: Simona Bonanno.

Studia ed insegna fotografia nel suo piccolo studio a due piani, con pareti di un bianco fortemente dialogante, che riesce anche a trasformare in una deliziosa galleria. Si presenta oggi con un interessante progetto, inaugurato in occasione della giornata della memoria dell’8 Marzo, che ha intitolato “Chains of silence” – Le catene del silenzio”, in memoria di tutte le donne, ed ancor prima dei bambini e bambine del mondo, vittime del silenzio. Foto in bianco e nero, di dimensione media, ritraenti bambole che per l’occasione fanno da modelle per raccontare ciascuna una storia.

“Ho scelto la bambola piuttosto che una modella reale, per trasmettere nel modo più delicato possibile un tema molto forte, violento come è quello di tutti i bambini, bambine, donne vittime di abusi a tutti i livelli. C’è Begm che muore lapidata in Italia, al centro dell’Europa, uccisa dal marito mentre difendeva con la propria vita quella della figlia“. Ma ci sono tanti altri foto-racconti, tra cui quello della bambola ferita dal padre-padrone per voler sottrarsi ad un matrimonio imposto. Presenti poi alcuni esempi delle tante donne che, nel 1993, sono state abusate ed uccise in Ciad Juarez, dove il governo e la polizia messicani rimasero inattivi. E poi ancora, Emanuela, scomparsa nei pressi del Vaticano, probabilmente per corruzione interna da parte di quello che dovrebbe essere in assoluto il luogo più svelato: lo Stato Pontificio. Presenti anche le donne figlie di boss mafiosi, uccisi nella guerra fra le cosche ed uccise a loro volta ree di essersi ribellate ad un sistema autoritario, violento, chiuso, diventando collaboratrici di giustizia. Donne rinnegate dalla stessa famiglia per aver espresso un desiderio di libertà. Immagini potenti, narranti, da scoprire in silenzio.
L’occhio attento di Simona Bonanno si posa su un tema ancora troppo inquietantemente attuale.

Il laboratorio fotografico è sito in via Ghibellina n. 198.
Orario di apertura: 9-13; 17-20

Laura Faranda

Laura Faranda

Nata a Messina nel 1984. Critica e curatrice di Arte Contemporanea. Anche Dottore di Ricerca in Geografia Umana e Culturale, per questo particolarmente sensibile all'interazione arte/territorio. Ama l’arte ed ogni suo riflesso: dalla tradizione artistica medievale alle espressioni di avanguardia, purché non si cada nel cattivo gusto. Desiderosa di conoscenza, sperimenta spesso i più diversi canali di ricerca. Per scirokko.it cura si occupa di critica d'arte contemporanea e della promozione di nuovi artisti e di eventi culturali messinesi e siciliani.
1 Commento
  1. Luigi

    Molto interessante e vero l’incipit dell’articolo.

    11/03/2016 at 17:32

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