Museo: Cariglia/Vanfiori

COP MUSEO

Si inaugura oggi lo Speciale Distrart, il reportage esclusivo che scirokko.it dedicherà all’evento che ha cambiato volto a Messina. Partendo dal Capolinea del Tram Museo, saranno presentate le opere accompagnate dalle descrizioni e riflessioni degli artisti.  A dare avvio al “tour virtuale”, sono Valeria Cariglia e Eugenio Vanfiori che racconteranno come si sono confrontati con questa iniziativa e il motivo della loro dedica alla poetessa messinese Maria Costa.

VALERIA CARIGLIA

V. Cariglia MuseoNata a Messina il 30 settembre 1987, vive a Catania da diversi anni. Con una formazione teatrale poi sbocciata nella scenografia, ha lavorato al Teatro Antico di Taormina e al Teatro Greco di Siracusa come scenografo restauratore e presso il Teatro Vittorio Emanuele di Messina come tecnico luci. E’ stata scenografa presso il Teatro Coppola di Catania, oggi collabora con diverse compagnie fra cui i CuoriRivelati, Progetto S.E.T.A. e LavoroNeroTeatro. Da diversi anni presta la sua opera presso il Teatro Coppola – Teatro dei Cittadini di Catania.
Nel cinema ha lavorato con i registi Segatori (Ragazze a mano armata) e Calogero (Seconda Primavera), inoltre fa parte della troupe indipendente Space Donkeys, sempre come scenografa.
Fa parte di Galleria Non Illuminata, associazione che promuove i giovani artisti spaziando dalla Street Art all’arte Contemporanea.
Appassionata di favole e storie illustrate, si nutre di immagini e suggestioni tattili che trasforma in collage, mischiando disegni, foto e parole ritrovate.

Cosa hai pensato quando hai sentito parlare per la prima volta di Distrart, del tentativo di diffondere la Street Art -intesa come arte urbana fruibile gratuitamente – a Messina? Che relazione hai con questo tipo di arte?
Da diverso tempo cercavo un “pretesto” che mi portasse a pittare e incollare i miei lavori per strada. Ho ricevuto notizia del progetto e ho deciso che sarebbe stato il mio banco di prova, una palestra per lasciare sui muri o su strutture come le pensiline pezzi di me, assaggi di quello che faccio.
C’è ancora tanto da imparare e sperimentare: quel poco che ho capito fin’ora della Street Art, ammesso che ci sia qualcosa da capire, è che l’intuito e l’osservazione del territorio fanno la maggior parte del lavoro.

In base a cosa hai scelto la tematica e com’è nata l’idea che poi hai presentato e realizzato per Distrart?
La scelta dipende sempre da un’affinità. Il primo tema su cui ho scelto di lavorare sul Mito della Fata Morgana, non in senso strettamente letterario ma come fenomeno ottico/poetico. Una città riflessa, da qui viene fuori RIFRAZIONE: doppia città che si riflette nel mare/dal mare.
Per Maria Costa invece non ho fatto altro che illustrare la poesia Miditirraniu Miditirraniu edita nella raccolta Abbiru Maistru per Pungitopo Edizioni. Ho immaginato un foglio di carta che fosse anche il mare,da cui vengono fuori degli estratti del testo originale. Il mare è saggio e mantiene la memoria di tante azioni dell’uomo, per questo: “sacciu chi cianci lagrimi amari”. Penso che non ci sia altro da dire al riguardo, se non consigliarvi di leggere le poesie di questa stupenda Signora del Mare a cui mi sento legata, per stima e simpatia.

Generalmente, come nasce e prende forma una tua opera?
Opera, che parola grande per me che incollo soltanto carta! Devo avere qualcosa da dire per dare forma alla mia fantasia. A volte mi capitano davanti agli occhi delle immagini e se sono fortunata riesco ad afferrarle e metterle in forma con il mio linguaggio: colla carta colore e materia.

Quale pensi che sia oggi il ruolo dell’artista e che spazio ha in una realtà come quella di Messina e della Sicilia in generale?
Credo che l’artista, contrariamente a quanto si pensa, abbia un ruolo politico fortissimo, anche quando attua qualcosa di non strettamente politico. E’ tutta questione di scelte. Per me scegliere come “galleria” la strada e come “vernissage” un caffè al bar è già qualcosa, non so fate voi. Lo spazio non c’è a parte sporadiche occasioni felici (vedi Distrart e altri festival in giro per la Sicilia), ma per fortuna siamo capaci di prendercelo, o almeno ci stiamo lavorando.

Le strade di Messina per qualche giorno si sono trasformate nel tuo studio. Come hai vissuto l’esperienza di lavorare a contatto diretto con il pubblico? Hai vissuto qualche episodio particolare durante questa esperienza?Mi sono state assegnate due pensiline diversissime: la prima Trapani e la seconda Museo capolinea nord. Alla fermata Trapani è stato proprio arduo: insieme a Davide Zuccaro, mio assistente per questo primo lavoro, abbiamo iniziato proprio nel periodo del grande rientro dalle vacanze, un vero e proprio assedio delle macchine di giorno e dei tir di notte, cosa che tra l’altro credo sia di routine per la zona. Li non ho avuto nessun tipo di contatto con le persone, solo con le cose e col rumore.
Diversa invece l’esperienza della fermata Museo, in cui ho avuto modo di confrontarmi con la gente della zona, i passeggeri del tram, i lavoratori dell’ATM; diventare una specie di attrazione per i passanti incuriositi, perchè ogni giorno il mio lavoro cresceva e si delineava nella sua forma finita, grazie anche a loro.

E secondo te come ha reagito la città a questo progetto?
Secondo me è rimasta spiazzata. Non se l’aspettava proprio un’esplosione di colore così. La prima settimana, in cui molti di noi pittavamo contemporaneamente sia di giorno che di notte, è stata davvero incredibile. La gente prima di tutto ci domandava se fossimo autorizzati dal Comune e se fossimo retribuiti, non ho ancora capito il reale motivo di simili domande. Ho notato che in città c’è un clima sociale basato sul sospetto, sulla diffidenza, sul buttare fango sul lavoro e le idee altrui anche se apportano migliorie alla vita di tutti. Trovo che sia profondamente inutile e che porterà questa città ancora più giù nel baratro.

EUGENIO VANFIORI 

Proviene daE. Vanfiori Museo una storica famiglia di giostrai che esercita questo mestiere da più di cento anni. Docente delle discipline arte ed immagine, disegno e storia dell’arte. Laureato in pittura all’Accademia di belle arti di Reggio Calabria dove ha conosciuto e riconosciuto in Fabio di Bella (Fadibè) amico e collega, il suo unico vero maestro. Da molti anni insieme fanno parte del gruppo Spazio Libero Officina Artistica che realizzò nel 2003 il primo intervento artistico sulla facciata di un palazzo in Via Olimpia.
Le mie opere pittoriche si ispirano allo spettacolo viaggiante, al Luna Park ed alle giostre.

http://eugeniovanfiori.wix.com/art

Cosa hai pensato quando hai sentito parlare per la prima volta di Distrart, del tentativo di diffondere la Street Art -intesa come arte urbana fruibile gratuitamente – a Messina? Che relazione hai con questo tipo di arte?
Era ora visto che nel 2003 insieme agli altri componenti di Spazio Libero Officina Artistica , di cui faccio parte, realizzammo a Messina un palazzo dipinto con intervento mimetico-naturalistico, lavoro, ahimè, mai valorizzato dai circuiti dell’arte cittadini. In quello stesso anno chiedemmo di poter intervenire su altre superfici, come quello di fronte alla stazione ferroviaria, avvremmo voluto realizzare la famosa nave russa “Makaroff” quella che arrivò in soccorso dei messinesi subito dopo il sisma del 1908, ma allora a quanto pare non vi erano i fondi per poter intervenire…

In base a cosa hai scelto la tematica e com’è nata l’idea che poi hai presentato e realizzato per Distrart?
Maria Costa e Orione mi hanno sempre affascinato. La conosco personalmente, credo che sia una persona splendida e con le sue poesie ed i suoi racconti in lingua messinese dia ancora un senso di appartenenza al popolo quasi del tutto scomparso dopo il sisma del 1908, che fu terra per lungo tempo di sciacalli, bottegai e opportunisti.
Orione e Sirio li “conobbi” per la prima volta anni fa, dovevo redigere una tesina per l’accademia sulla fontana di Orione , quella realizzata nel XVI sec. dal Montorsoli in occasione dell’inaugurazione del primo acquedotto messinese , tra l’altro mi servivano le foto delle formelle ed in maniera fugace entrai all’interno della recinzione, ancora mi ricordo che allarmato Placido Sturiale mi scattò una foto, credeva la volessi danneggiare, quel giorno conobbi anche lui.
L’idea per Distrart è stata quella di mettere entrambi i personaggi sulle giostre, la mia poetica. Maria su un cavallo di giostra come in un certo senso su un monumento equestre , Orione su una giostra seggiolini volante per ricordarne la costellazione ed il fatto che si racconti che studiasse i corpi celesti.

Generalmente, come nasce e prende forma una tua opera?
Quando lo spermatozoo della fantasia feconda l’ovulo della tecnica avviene la creazione dell’opera. 

Quale pensi che sia oggi il ruolo dell’artista e che spazio ha in una realtà come quella di Messina e della Sicilia in generale?
Il ruolo è quello di risvegliare le coscienze, di indicare il cammino dell’Uomo Nuovo, di regalare Bellezza, di Risvegliare, di aiutare e dare coraggio all’Uomo a sabotare ciò che è nocivo per la razza umana. Lo spazio che ha un’artista in una realtà come quella di Messina, spesso è costituito da spazi di simpatie, di appartenenze alle amicizie “giuste” e “importanti” a discapito della qualità e dello spessore dell’arte realizzata. Chi è fuori da questi circuiti ha spazio risicato oppure non ha spazio. Pensiamo solo al grande Minissale, Cammarata, agli attuali Mantilla e Samperi artisti che in altre città sarebbero stati orgogliosi di avere … nemo propheta in patria. Comunque penso , avendo vissuto fuori dalla Sicilia e potendo quindi fare un paragone, che il livello artistico a Messina ed in Sicilia in generale è medio-alto, credo che in questa terra precaria di strutture adibite all’arte, di collezioinisti, mecenati , di valorizzazione della Cultura antica e contemporanee, l’artista abbia “nigredo” a sufficienza per creare la propria “Opera”

Le strade di Messina per qualche giorno si sono trasformate nel tuo studio. Come hai vissuto l’esperienza di lavorare a contatto diretto con il pubblico? Hai vissuto qualche episodio particolare durante questa esperienza? Ho vissuto l’esperienza in due luoghi molto diversi, uno era “Provinciale” zona sud l’altro era il capolinea Nord di fronte al Museo. Il primo intervento l’ho iniziato alla fermata di “Provinciale” lavorando principalmente di notte fino alle 4-5 di mattina. E’ stato molto proficuo e tranquillo, qualcuno passava e con educazione e gentilezza mi interrompeva per chiedermi di accendere o se potevo offrirgli una sigaretta, una bella energia. Un’episodio particolare è stato quello avuto con un uomo dello Sri Lanka, se non errò, senza documenti, senza una meta ben precisa e con un album fotografico della sua famiglia nello zaino. Diceva di essere stato docente di arte nel suo paese ed appena passò davanti al dipinto ebbe una sorta di sindrome di Stendhal, che a me sinceramente sembrava esagerata, e chi ero… comunque era molto commosso e continuava a ringraziarmi per quello che stavo facendo. Dei tanti complimenti in un certo senso mi dovevo disobbligare e così gli regalai un pennello.
Appena finii la fermata di “Provinciale” iniziai quella del “Museo” . Lavoravo prettamente di giorno, qui le persone attaccavano spesso bottone. Un’episodio particolare è stato quello   di una turista russa che passando davanti alla pensilina, mentre la dipingevo, riconobbe immediatamente Maria Costa, questo mi fece molto piacere pure perché volle farsi una foto con me. L’esperienza della pensilina della fermata “Museo” si concluse con la presenza di Maria Costa che accompagnata da un suo parente, padre di un mio caro amico, volle vedere l’opera a lei dedicata, rimanendone colpita con la sua ingenuità di “bimba” scalza gioiosa di salire in giostra.

E secondo te come ha reagito la città a questo progetto?
Credo che le opere non passino inosservate, si fanno notare, e le persone al loro fianco occupano uno spazio urbano che si trasforma in una città sempre meno provinciale, sempre più simile a luoghi visitati dai messinesi nei loro viaggi, ampliandone la sensazione che la propria città può conquistare un posto nel panorama europeo.

Pasquale Pollara

Pasquale Pollara

Si considera un esteta. Amante del “bello” e dell’Arte, si dedica alla ricerca di nuove espressioni artistiche per poterle tradurre nel suo campo di applicazione: l’Architettura. Fedele alla tradizione, con taccuino sempre in tasca, disegna a mano libera per trasmettere istantaneamente la sua creatività. Muove i primi passi a Barcelona, oggi prosegue in autonomia la sua attività progettuale e i suoi lavori sono stati esposti e pubblicati in diverse occasioni. Riscoperta la passione per la scrittura, per scirokko.it cura la Rubrica di Design attraverso cui si impegna a trasmettere le sue passioni e l’amore per il suo lavoro.
0 Commenti

Scrivi un Commento