Un anno di “Le Scalinate dell’Arte”. Due chiacchiere con il curatore artistico

Mosè Previti, curatore delle mostre de Le Scalinate, storico e critico dell'arte

E’ giovane ed ormai da diversi anni  ha fatto di una delle sue passioni, l’arte, il suo lavoro. Il progetto di cui fa parte, Le Scalinate dell’Arte, è giunto al capolinea (o forse non proprio…) con un’ultima mostra di un giovanissimo ma davvero talentuoso artista messinese, Giuseppe Raffaele, tutta da osservare camminando tra le opere, come passeggiando curiosi per vicoli costeggiati da interessanti architetture… più che da raccontare.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Mosè Previti, storico e critico d’arte, curatore di tutte le mostre proposte da “Le Scalinate” da un anno ad oggi.

 

Mosè, le Scalinate dell’Arte, progetto scientifico dedicato all’arte ed agli artisti contemporanei messinesi, dopo un anno è giunto al capolinea. Da storico dell’arte e curatore di tutte le mostre del Progetto, un bilancio? Anche rispetto all’impatto sulla Città…

L’impatto sulla città è fuori dalla mia portata, non riesco a misurarlo fino in fondo. Tuttavia, ho visto un pubblico sempre diverso alle nostre mostre, oltre ad uno zoccolo duro che si è contraddistinto per l’attenzione e per la competenza nei commenti alle nostre iniziative. Abbiamo fatto tanto, cercando di portare all’attenzione della nostra comunità alcuni nomi che riteniamo importanti per questo ambito.  C’è ancora una quantità enorme di lavoro da fare per introdurre la città nell’orbita dei circuiti culturali che tanto bene stanno funzionando a Palermo o a Catania. Sono città diverse che producono una potente offerta artistica, hanno infrastrutture e un gruppo agguerrito di competenti, oltre che una potenzialità in termini di pubblico che  noi ci sogniamo.

A chiudere il cerchio, oggi Le Scalinate presentano una mostra dal titolo emblematico: “Humanity”. Per te quanto c’è di “umanità” nella curatela (se c’è…) e come vedi la figura del curatore in Italia ed in Sicilia, specialmente a Messina, tua città natale?

Io mi diverto moltissimo, lavoro molto, è una sequenza molto intensa di impegni, un catena rutilante di diverse competenze e persone diverse  che lavorano insieme: l’ufficio stampa, il tipografo, il grafico, l’allestitrice etc . Per me la curatela è una vocazione, un’amicizia con l’arte, un ricco e fecondo rapporto di stima e reciproco apprendistato con gli artisti.  Il mantra boccheggiante dell’università italiane, o le réclame strafighe di certi master per “cultural manager” sono ottimi per incominciare da zero. Il mondo dell’arte è fatto di persone, professionalità, precisione, attenzione, competenza, un solido bagaglio culturale che deve muoversi con leggerezza, tanta umiltà e dedizione stoica all’obiettivo.  Il mondo dell’arte in Italia mi è parso sempre troppo vecchio, profondamente complessato, schiavo di una visione accademica dell’arte, ripiegato nella misurazione del proprio valore nei confronti del potere cui l’arte contende lo scettro ricalcandone le gerarchie, le manie di grandezza, i fallimenti.

Sei tra quei giovani che, pur viaggiando, finora ha scelto comunque di restare nella propria terra, promuovendola attraverso lo studio, la ricerca e soprattutto schemi anticonvenzionali. Ai ragazzi, in particolare ai giovanissimi come Giuseppe Raffaele autore delle belle opere di “Humanity”, che suggerimento ti senti di dare? Supporti tutt’ora la tua scelta?

La mia scelta è di vivere facendo quello che mi fa stare bene.  Il bisogno potrebbe farmi lasciare Messina anche domani. Qui o in Antartide o a Camaro per me è indifferente.  Ai ragazzi dico: vivete, comunque e dovunque, profondamente, senza complessi, senza la paranoia di non essere sufficientemente metropolitani, o siciliani, o italiani. Vivete, viaggiate, leggete, osservate, scegliete, anche male, e non una sola volta, sbagliate tutto profondamente, ricominciate. Non mi va di dire ai ragazzi: rimanete, lottate, fate questo o quell’altro per la vostra città. Fate realmente ciò che sentite di fare, fino in fondo, ciò che vi fa stare bene, che vi soddisfa che non vi trasforma in qualcuno in cui non potete riconoscervi. Osservate tutto quello che vi circonda, a Messina come a Monaco di Baviera, come qualcosa da sottoporre ad uno sguardo personale, senza pregiudizi, né negativi, né positivi, ma curioso, profondo, assetato di capire, volitivo nel prendere, nel nutrirsi delle bellissime cose che ci offre la vita. Perché l’argomento principale dell’arte è la vita, e la nostra vita, piena e sana, nonostante tutto, è il fine di tutto il nostro lavoro, di tutto il nostro studio, di tutto il nostro amore per le cose.

Adesso “Le Scalinate”? E’ un progetto che proseguirà in un’altra forma o chiuderà, possiamo dire vittoriosamente, definitivamente?

Non so se vittoriosamente, certo è un gran premio vedere la faccia della gente soddisfatta, il sorriso degli artisti che vedono riconosciuto il loro valore. Il futuro de Le Scalinate non lo conosco, dovrebbe finire tutto qui, anche se più che una fine questo mi sembra un buon inizio.

 

Di seguito qualche scatto, del fotografo Gianmarco Vetrano, dell’ultima mostra, “Humanity”, in corso al Palacultura di Messina fino al 30 Aprile. Ingresso gratuito.

Laura Faranda

Laura Faranda

Nata a Messina nel 1984. Attualmente dottoranda all’Università di Messina, con un progetto in Geografia culturale. Attraverso l’analisi dei beni culturali studia il territorio ed il patrimonio annesso. Ama l’arte e ogni suo riflesso: dalla tradizione artistica medievale alle espressioni di avanguardia, purché non si cada nel cattivo gusto. Desiderosa di conoscenza, sperimenta spesso i più diversi canali di ricerca. Per scirokko.it si occupa della promozione di nuovi artisti messinesi e di eventi culturali.
1 Commento
  1. Luigi

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    28/04/2017 at 9:44

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