Un Halloween di sangue: l’omicidio di Meredith Kercher

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La foto copertina di questo articolo ritrae una giovane ragazza che festeggia divertita la notte di Halloween, mentre alle sue spalle una maschera simulante la morte la avvolge. Come un agghiacciante presagio, quella sarà effettivamente l’ultima notte della ragazza.

Era la sera di Halloween, quando una studentessa inglese di 22 anni venne sgozzata all’interno della propria abitazione. Meredith Kercher, il suo nome. La ragazza londinese era arrivata in Italia da appena un mese per studiare Storia del Cinema all’interno del progetto Erasmus e – come spesso accade ai fuori sede – condivideva un appartamento con altre studentesse, due italiane e una statunitense.
La mattina seguente, il suo corpo venne rinvenuto nella propria camera da letto coperto da un piumone intriso di sangue: la ragazza morì a causa di un’emorragia carotidea, causata da un taglio alla gola provocato da un oggetto acuminato.

La stessa sera che Meredith venne uccisa, una vicina di casa sostenne di avere ricevuto una telefonata anonima che la avvisava della presenza di una bomba nel proprio bagno; allertata la polizia, la villetta venne perlustrata e la signora tranquillizzata. Ma la mattina seguente, la stessa signora trovò nel giardino della propria abitazione due cellulari, che consegnò alla Polizia Postale. In uno dei due, alcune informazioni rimandavano all’abitazione di Meredith Kercher, pista che la polizia decise di seguire. Giunti nell’abitazione della ragazza, i poliziotti trovarono seduti sulla staccionata esterna Amanda Knox (coinquilina di Meredith) e Raffaele Sollecito (il ragazzo con cui Amanda si stava frequentando da pochi giorni) entrambi in attesa dei carabinieri, che erano stati allertati dai due ragazzi dopo aver trovato la porta di casa spalancata e il vetro della finestra rotto. L’ispezione all’interno dell’abitazione in via della Pergola durò giusto il tempo di trovare delle tracce ematiche nel bagno e, subito dopo, il corpo di Meredith nella sua camera da letto, quasi interamente coperto da un piumone.

Dal momento del ritrovamento del corpo, un iter processuale complesso e intriso di contraddizioni segnerà la storia della giustizia del XXI secolo, diventando un processo mediatico di rilevanza internazionale.

Il 5 novembre, Amanda venne chiamata in questura per essere interrogata, mentre Raffaele si presentò spontaneamente come persona informata; ma verrà in seguito trattenuto come testimone, poi come indagato e infine verrà fermato e poi arrestato insieme alla ragazza.
Ripercorrere tutto l’iter processuale è cosa complessa, perchè si tratta di uno dei processi più travagliati e contraddittori di cui l’opinione pubblica sia venuta a conoscenza. La colpa di Sollecito sarebbe stata quella di trovarsi – quella sera – insieme ad Amanda, che gli inquirenti ritenevano coinvolta nei fatti. I due ragazzi vennero interrogati senza la presenza degli avvocati (contrariamente agli altri) e lo stesso Sollecito rilasciò alcune dichiarazioni molto forti: Amanda Knox sarebbe stata ascoltata tramite un interprete non ufficiale, mentre lui avrebbe ricevuto minacce dalla polizia, che gli avrebbe gridato: «se provi ad alzarti, ti pesto a sangue e ti ammazzo. Ti lascio in una pozza di sangue». Nel caso, venne inizialmente coinvolto Patrick Dija Lumumba, il titolare del bar dove lavorava Amanda, che la sera prima del delitto avrebbe ricevuto dalla ragazza il seguente messaggio “see you later”, che tradotto letteralmente in italiano significa “ci vediamo dopo”, ma nello slang inglese può voler dire più genericamente “ci vediamo”. In ogni caso, un appuntamento per sms può lasciar pensare alla prova di un accordo per programmare un omicidio? Le indagini proseguono.

Amanda Knox cominciò a rilasciare dichiarazioni contraddittorie, in cui prima accusò Lumumba dell’omicidio, poi negò tutto sostenendo che molte dichiarazioni rilasciate erano avvenute sotto pressione, sotto stress e in una condizione di estremo esaurimento che le avrebbero annebbiato la mente. Ma Lumumba aveva un alibi inoppugnabile (era in compagnia di un cliente nel suo pub, quella sera) per cui non si sarebbe potuto trovare nell’appartamento di Meredith. Amanda venne denunciata per calunnia.

Nel frattempo, alcune prove dell’indagine forense incastrarono Rudy Guede, un giovane ivoriano che, secondo l’accusa, avrebbe dapprima violentato e poi ucciso Meredith. Knox e Sollecito vennero giudicati contestualmente perchè considerati coinvolti nel delitto insieme a Rudy e vennero entrambi condannati rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere. Dopo averne scontati quattro, la difesa denunciò la materiale inesistenza di prove a loro carico e l’improbabile correlazione dei due giovani con Guede; così, in appello, Amanda e Raffaele vennero scagionati. Ma la Suprema Corte di Cassazione rigettò la sentenza di appello e il processo ricominciò.

Arriviamo così al 2014, sette anni dopo il fatto. La sentenza di primo grado li considerò nuovamente colpevoli, ma il verdetto ritornò in appello e venne confermato. Ancora una volta la Cassazione venne chiamata a giudicare il caso e, incredibilmente, ribaltò il giudizio, giudicando Amanda e Raffaele innocenti e chiudendo definitivamente il caso. L’unico colpevole della morte di Meredith resta quindi Rudy Guede, condannato a 16 anni di carcere, che ancora oggi sconta nel carcere di Viterbo.

All’interno di questa tribolata vicenda, i media sono stati più volte accusati di aver riportato fatti pregiudizievoli, influenzando così la corte e prolungando di molto un iter processuale che, ancora oggi, continua a far parlare tutto il mondo.

Sonia Bucolo

Sonia Bucolo

Criminologa messinese, si laurea in Scienze Politiche e si specializza in Criminologia. Oggi prosegue i suoi studi in Psicologia presso l’Università di Messina, coniugando studio e lavoro. Studiosa del fenomeno criminoso e dei fenomeni carcerari, nella loro complessità, cura la rubrica di Criminologia di scirokko.it, occupandosi dell'analisi e della divulgazione delle fattispecie criminologiche.
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