Una città e le sue persone

in fondo al viale

Appena un mese fa le note di “In fondo al viale”, assumevano un significato diverso.  Riempivano gli occhi dei messinesi di commozione. Quella commozione che emoziona, in cui le immagini in bianco e nero del Cantagiro del 1969 scorrono veloci nella mente; quella commozione che te la fa ricanticchiare dentro al cuore. In fondo al viale non è solo una canzone d’amore, è un vero e proprio spaccato  di una città, della nostra città, di quel Viale, di un incontro che ti cambia la vita. E di un sognatore. Salvatore Trimarchi che in poche e semplici parole è riuscito a fotografare Messina e l’atmosfera di quegli anni nei suoi impercettibili dettagli.

Sono cresciuta ascoltando mio padre raccontarmi di questa canzone e di tutto quello che c’è stato prima e dopo e, adesso, a parlare della sua morte, provo un profondo senso di disagio perché sono parole che uno non vorrebbe scrivere mai. E provo disagio perché è un vero peccato che questa città, “dimentichi” persone e personaggi come Adolfo Celi, Tano Cimarosa, Massimo Mollica, Mario Landi, Gino Buzzanca, Turi Vasile, Anna Capodaglio e tanti, tanti altri.

Molti magari non sanno neanche chi siano, ve lo dico subito, sono tutti nati a Messina e morti altrove per cercar fortuna. Io che come Trimarchi sono una sognatrice, un giorno spero di poter passeggiare oltre che su via Giuseppe Garibaldi su Via Salvatore Trimarchi o portare mio figlio al Parco Adolfo Celi.

A tutti i sognatori , perché in fondo sono persone comuni con un pizzico di immaginazione in più.  

Ileana Panama
direttore@scirokko.it

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