Corto Stretto. Intervista a Danilo Currò

danilo currò

“The Elephant è un corto sulla violenza, violento ma al tempo stesso contro la violenza, che ho scritto insieme a Enrico Bellinghieri. È interpretato da Angelo Campolo, Giada Vadalà, Maurizio Marchetti, Francesco Coglitore e Kasia Albrecht. Abbiamo voluto ragionare sulla vendetta e le sue conseguenze, su quanto siano spesso vane. Per noi scrivere un qualcosa che si adatti alle nostre possibilità economiche è fondamentale, ma questa volta non l’abbiamo tenuto in conto. L’idea per questa storia è stata chiara fin da subito, ma abbiamo lavorato almeno due mesi per finalizzarla. Anche se è solo mio secondo cortometraggio e so di aver commesso qualche errore, lo reputo molto distante dal primo lavoro in termini di risultato. Credo di essere  cresciuto molto sia nella fase di scrittura che nell’affrontare il set. Vedere  il consenso e l’apprezzamento di attori messinesi del calibro di Angelo Campolo o Maurizio Marchetti è stato per me e per tutti noi motivo di sprono per dare il massimo e continuare a farlo in futuro”.

Con queste parole Danilo Currò, ci presenta il suo lavoro che è stato proiettato ieri nella rassegna “Corto Stretto” al Monte di Pietà. Abbiamo intervistato il giovanissimo regista nato a Messina nel 1993 che si descrive come un ragazzo continuamente mosso da un fervore per il lavoro che fa e spinto da una passione decisamente irrefrenabile.

Da dove nasce la tua passione per il cinema e come l’hai coltivata?

La passione per il cinema penso sia iniziata per caso, quando, a 14 anni, girando per i canali tv, vidi per la prima volta “Arancia Meccanica”. Non ci capii nulla, ma ne rimasi affascinato! La passione per il “fare cinema” invece iniziò qualche anno dopo, quando con un mio amico iniziammo a realizzare dei video per il web. Erano cose molto semplici e divertenti che si usa fare per youtube. Piano piano, però, ho sviluppato il desiderio di approcciarmi a qualcosa di più serio, fatto bene e inmodo  professionale. Ho iniziato con i videoclip musicali e ora mi ritrovo al secondo cortometraggio. Questa passione si evolve e cresce sempre di più e ormai fa parte di me.

Parlaci del tuo primo lavoro.

Il mio primo cortometraggio è stato un impatto fortissimo con il lavoro sul set e ne conserverò sempre un bellissimo ricordo. Era un lavoro autoprodotto da me, Steve Flamini e Antonio Ballarò, con cui collaboro ancora. Avevamo  una troupe di 15 persone! Svegliarsi per 5 giorni consecutivi alle 7 di mattina, saltando la scuola, per recarsi in una villa sperduta sopra Musolino, sui Colli San Rizzo, con 10 gradi, e rimanerci fino a sera è stata un’esperienza incredibile! Il nostro intento era di unire diversi ragazzi della nostra città legati dalla passione per il cinema, per la fotografia, per l’audio e ci siamo riusciti! Eravamo tutti alla nostra prima esperienza e molti di noi continuano a lavorare insieme ancora oggi.

Parlaci della tua poetica.

A 21 anni, vista la mia poca esperienza e i pochissimi lavori fatti fin’ora, credo di non averne ancora una. Quello di cui mi accorgo è che mi ritrovo a prediligere certe tematiche, come la debolezza umana, ma non vorrei parlarne, credo che sia troppo presto!

Qual è l’aspetto tecnico-espressivo che privilegi e perchè?

Mi piacciono molto i primi piani. Mi piace molto avvicinarmi all’attore con la telecamera, vederlo chiaro in viso, sentire quello che prova e farlo sentire a chi lo guarda. Percepire tutte le sue espressioni, i movimenti del viso e degli occhi. Mi piace molto lavorare su campi stretti. In base al tipo di storia e a come la voglio comunicare vario sempre le tecniche espressive con l’aiuto delle varie attrezzature, ma in particolare mi piacciono molto le riprese a spalla. Amo vedere il movimento della telecamera che si mischia con il respiro di chi la tiene, sembra quasi che prenda vita.

In che termini la tua città è stata o è di ispirazione per il tuo lavoro?

Mi ha permesso di lavorare con persone accomunate dalla mia stessa passione, ma ancora non è stata motivo di ispirazione particolare per le mie storie, anche se avrei in mente qualcosa da girare sullo stretto.

Redazione

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