Eustochia. Storia della Santa messinese e del suo corpo ancora intatto

La città di Messina ha da sempre avuto una forte attitudine al credo religioso, legata visceralmente al culto della Vergine Maria, e con importanti tradizioni secolari celebrate in suo onore. Lo spirito di fedeltà cristiana si scorge anche da altre figure, come quella di suor Eustochia, la Santa messinese canonizzata da Giovanni Paolo II, l’11 giugno 1988. La storia di Smeralda, nome di battesimo della suora, è da ricordare non solo per i suoi aspetti personali, ma anche, e soprattutto, per il mistero, o miracolo, da cui ha preso vita il culto legato alla figura messinese.

Eustochia, nata nel 1434, entrò nel convento delle Clarisse all’età di quindici anni, contro il volere della famiglia, tant’è si narra che i fratelli minacciarono di bruciare il convento se non avesse lasciato i voti. Ma la tenacia e la fede di Smeralda ebbero la meglio, e fu ospitata nel convento di San Maria di Basicò. Scelse un sottoscala come cella, rilegando la sua vita alla povertà e preghiera. Dopo 10 anni di permanenza in quel convento, Eustochia avvertì che quella “Casa” non osservasse alla lettera la regola delle clarisse e decise di fondare nel 1464 il convento di Montenegrine.

Il convento di via XXIV Maggio oggi è uno dei luoghi religiosi più visitati della Sicilia. Al suo interno – e da qui nasce l’aspetto miracoloso connesso a Santa Eustochia – è conservato il suo corpo, all’interno di una teca, da cui è possibile ammirare l’intera figura di Smeralda, ancora incorrotta dal trascorrere dei secoli. Infine, ma di questo non si hanno fonti certe, si narra che la Santa – di cui si racconta avesse una bellezza fuori dal comune – posò come modello per il pittore Antonello da Messina nel quadro che raffigura la Vergine Maria Annunziata.

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